Maccarinelli Federica

NOTE BIOGRAFICHE:

  • Nata a Brescia nel 1983
  • Laureata in Biotecnologie Mediche presso l’Università degli Studi di Brescia
  • PhD in Biotecnologie Cellulari e Molecolari Applicate al Settore Biomedico presso l’Università degli Studi di Brescia

 

2020

Modulare i livelli di ferro come terapia nel tumore prostatico

Il cancro alla prostata (PCa) in fase avanzata rappresenta una delle principali cause di morte nella popolazione maschile. La terapia di deprivazione degli androgeni è il trattamento principale per la maggior parte dei pazienti, ma dopo una prima fase in cui il tumore risponde positivamente al farmaco (12-24 mesi) la neoplasia può sviluppare resistenza ed evolvere verso una forma più aggressiva – caratterizzata da prognosi sfavorevole e con poche opzioni terapeutiche. Studi recenti hanno evidenziato che le cellule del PCa sono particolarmente sensibili ai livelli di ferro intracellulare: il ferro è infatti un elemento essenziale per la crescita e la proliferazione cellulare, ma in caso di sovraccarico può portare alla morte della cellula mediante un meccanismo definito ferroptosi. Obiettivo del progetto sarà quello di esplorare due approcci antitumorali opposti, volti ad aumentare o a diminuire, tramite esperimenti in vitro e in vivo, i livelli di ferro nelle cellule di carcinoma prostatico. I risultati permetteranno di approfondire il legame tra ferro e cancro alla prostata e di validare un nuovo approccio terapeutico basato sulla ferroptosi.

Scopo del progetto: sperimentare un approccio terapeutico basato sulla regolazione del livello di ferro, aumentandolo o diminuendolo all’interno delle cellule di carcinoma prostatico.

Dove svolgerà il progetto:

Università degli Studi di Brescia

Area

Oncologia

2019

Modulare il carico di ferro come terapia per il tumore prostatico

Il cancro alla prostata (PCa) rappresenta una delle principali cause di morte nella popolazione maschile. La terapia di deprivazione degli androgeni è il trattamento principale per la maggior parte dei pazienti, ma dopo una prima fase in cui il tumore risponde positivamente al farmaco (12-24 mesi) la maggior parte dei pazienti sviluppa resistenza ed evolve verso una forma tumorale più aggressiva – caratterizzata da prognosi sfavorevole e con poche opzioni terapeutiche. Studi recenti hanno evidenziato che le cellule del PCa sono particolarmente sensibili ai livelli di ferro intracellulare: il ferro è infatti un elemento essenziale per la crescita e la proliferazione cellulare, ma in caso di sovraccarico può portare alla morte della cellula mediante un meccanismo definito ferroptosi. Obiettivo del progetto sarà quello di esplorare due approcci antitumorali opposti, volti ad aumentare oppure a diminuire i livelli di ferro nelle cellule del PCa attraverso studi in vitro. I risultati permetteranno di approfondire il legame tra i livelli di ferro e il cancro alla prostata, e di validare un nuovo approccio terapeutico basato sulla ferroptosi.

DOVE SVILUPPERÀ IL PROGETTO:

Università degli Studi di Brescia

 

Area

Oncologia
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