Mariotti Francesca Romana

NOTE BIOGRAFICHE:

  • Nata a Roma nel 1980
  • Laureata in Biologia presso l’Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
  • PhD in Cell Biology presso The Edinburgh University (Scozia)

2022

Identificazione di nuovi bersagli terapeutici in pazienti con leucemia mieloide acuta

La leucemia mieloide acuta è una neoplasia ematologica che si sviluppa nel midollo osseo, dove risiedono i precursori delle cellule del sangue. In seguito a gravi alterazioni, le cellule mieloidi progenitrici cominciano a proliferare in maniera non controllata, originando una popolazione di cellule tumorali. La leucemia mieloide acuta è il secondo tipo più frequente di leucemia pediatrica e, nonostante i numerosi progressi nelle terapie, la prognosi dei pazienti rimane sfavorevole. Per questo motivo è estremamente importante riuscire a identificare nuovi bersagli terapeutici, il primo passo per lo sviluppo di terapie personalizzate. Obiettivo del progetto sarà identificare nuovi biomarcatori che permettano di pre-dire la risposta e l’efficacia dei diversi tipi di immunoterapia, così da sviluppare trattamenti paziente-specifici. In particolare, verranno studiate le cosiddette forme solubili dei checkpoint inibitori (recettori che agiscono da “interruttori” del siste-ma immunitario). La ricerca permetterà di stabilire se queste forme solubili possa-no essere considerate dei marcatori biologici, utili per la prognosi e la predizione di risposta alla terapia nei pazienti con leucemia mieloide acuta.

Dove svilupperà il progetto

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

2021

Molecole solubili che spengono il sistema immunitario nel neuroblastoma

Il neuroblastoma è un tumore pediatrico con grande variabilità biologica e di prognosi: i pazienti “ad alto rischio”, tuttavia, presentano ancora oggi un decorso sfavorevole e necessitano di miglioramenti nelle opzioni terapeutiche. Per questi motivi è necessario identificare dei marcatori biologici, molecole che permettano di prevedere se i pazienti risponderanno positivamente a determinati trattamenti.

I checkpoint immunitari potrebbero essere un candidato ideale. Si tratta di recettori che, interagendo con specifiche molecole (ligandi), agiscono da “interruttori” del sistema immunitario. I tumori possono sfruttare questo meccanismo per evadere dal sistema immunitario, proprio grazie al rilascio di ligandi inibitori. Studi recenti hanno dimostrato la presenza di forme solubili per questi ligandi, libere di entrare in circolo, con un ruolo importante nella regolazione della risposta immunitaria.


Obiettivo del progetto sarà studiare le forme solubili dei checkpoint inibitori nei pazienti con neuroblastoma ad alto rischio, allo scopo di valutare un loro possibile utilizzo come marcatori biologici utili per la prognosi e la predizione di risposta alla terapia.

 

Dove svilupperà il progetto:

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

2020

La proteina PD-1 nell’interazione tra cellule natural killer e neuroblastoma

Il neuroblastoma è un tumore pediatrico che presenta una grande variabilità biologica e diverse tipologie di decorso clinico. I pazienti cosiddetti “ad alto rischio”, tuttavia, presentano ancora oggi una prognosi sfavorevole e necessitano di miglioramenti nelle opzioni terapeutiche. I linfociti natural killer (NK) potrebbero rappresentare una concreta opzione contro il neuroblastoma, poiché sono cellule del sistema immunitario in grado di riconoscere il tumore ed eliminarlo. Purtroppo la proteina chiamata PD-1 è in grado di bloccare l’attività anti-tumorale delle cellule NK e gioca un ruolo chiave nello sviluppo di questa neoplasia. Obiettivo del progetto sarà dunque studiare i meccanismi molecolari attraverso cui PD-1 regola l’interazione tra cellule di neuroblastoma e cellule natural killer, determinando così un blocco della loro attività anti-tumorale. Grazie a questi risultati sarà possibile sviluppare nuove tecniche di immunoterapia, in grado di aumentare la risposta immunitaria anti-tumorale e migliorare così la prognosi dei pazienti affetti da neuroblastoma ad alto rischio.


Dove ha sviluppato il progetto:

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

Area

Oncologia
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