Infezioni, fumo, alimentazione: con la prevenzione dei fattori di rischio più noti, si potrebbe cambiare il destino di un terzo delle vittime del cancro nel mondo. Lo ha ricordato un rapporto dell’American Cancer Society, in occasione del World Cancer Day 2011, che punta il dito verso il futuro: sarà roseo o a tinte fosche? La risposta, dicono gli esperti, dipende in gran parte dalle politiche di prevenzione e dalle risorse economiche messe in campo oggi.
25 MILIONI DI CASI ENTRO 20 ANNI - Secondo i dati dell’IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, nel 2008 nel mondo ci sono stati 12,7 milioni di casi di tumore (5,6 nei Paesi economicamente sviluppati, 7,1 milioni in quelli in via di sviluppo) e 7,6 milioni di decessi (2,8 nei Paesi più sviluppati e 4,8 in quelli in via di sviluppo). Queste cifre sono destinate a raddoppiare entro il 2030, di pari passo con una popolazione in rapida crescita e sempre più vecchia. A meno che si riesca a ridurre l’esposizione a fattori di rischio noti, un’ipotesi che pare una chimera soprattutto là dove le risorse economiche sono ridotte al lumicino.
L’INIQUA GEOGRAFIA DEL CANCRO - I dati epidemiologici tracciano una demarcazione piuttosto evidente fra paesi ricchi e paesi poveri. Mentre nei paesi industrializzati le diagnosi più comuni sono tumore della prostata, del polmone e del colon (fra gli uomini), di seno, colon e polmone (fra le donne), nei paesi economicamente più arretrati sono le infezioni a farla da padrone. I tumori dello stomaco e del fegato, insieme a quello del collo dell’utero, sono fra le principali diagnosi oncologiche e sono legati a fattori infettivi (rispettivamente helicobacter pylori, epatite, HPV). In tutto, un tumore su 4, contro meno di uno su 10 nei paesi ricchi. Se si attuassero programmi di profilassi e di prevenzione, davvero si potrebbe ridisegnare la mappa del cancro nel mondo.
DONNE E AFRICA: LE NUOVE VITTIME DEL FUMO - Anche gli stili di vita segnano importanti differenze e non di rado sono proprio le popolazioni dei Paesi in via di sviluppo a pagarne lo scotto. Mentre in occidente si erode costantemente lo zoccolo duro dei fumatori, e il numero dei tumori al polmone decresce, almeno fra i maschi, in Cina e in Africa la casistica resta invariata o addirittura cresce. Un discorso a parte meritano i tumori al polmone delle giovani donne, in aumento in paesi come Spagna, Francia, Belgio e Paesi Bassi, ma si temono gli effetti della penetrazione del consumo di tabacco nell’enorme bacino di utenti potenziali che è rappresentato dalle donne nei paesi più poveri.
BERSAGLI DI BIG TOBACCO - L’abitudine al fumo è l’aspetto più evidente del prezzo da pagare per la diffusione di stili di vita legati allo sviluppo economico e all’urbanizzazione. Ora in Africa il tabacco è legato al 6 per cento dei decessi per cancro, contro il 20 per cento globale. Ma i costumi e i consumi stanno cambiando rapidamente, ammoniscono gli esperti, anche grazie al pesante pressing delle compagnie del tabacco, specie su donne e ragazzini.
LA PREVENZIONE DIFFICILE - L’impatto delle malattie tumorali è tanto più grave in territori come quello africano – prosegue il rapporto – dove scarseggiano i programmi di prevenzione, i servizi per la diagnosi precoce e l’informazione sui sintomi da considerare. Il risultato è evidente dalle statistiche sulla sopravvivenza: il tumore al seno, che in occidente vede ormai una sopravvivenza a 5 anni in più del 90 per cento delle pazienti, in molti paesi africani lascia una speranza a meno della metà delle donne colpite.

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