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Insieme a Giuseppe Della Porta 50 anni fa ha dato vita all'Associazione italiana per la ricerca sul cancro. A premiare i due scienziati è stato il Presidente Mattarella

A Umberto Veronesi il premio AIRC "Credere nella Ricerca"


"Avete dimostrato una volta di più cosa l'Italia è capace di fare quando si superano contrapposizioni, gelosie professionali, divisioni sterili". Con queste parole il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha consegnato a Umberto Veronesi e a Giuseppe Della Porta il premio speciale dell'AIRC "Credere nella Ricerca".

L'occasione era di quelle speciali: la giornata per la ricerca contro il cancro nel cinquantesimo anniversario della nascita dell'AIRC. Nel 1965, hanno ricordato i protagonisti di allora, il cancro era una malattia che lasciava pochissime speranze e che si faticava persino a nominare ad alta voce. "In Italia non esistevano fondi per la ricerca, nè pubblici nè privati" ha raccontato Della Porta, che arrivava da un'esperienza negli Stati Uniti. Insieme a Umberto Veronesi hanno aperto una strada coraggiosa, che all'epoca deve essere sembrata una sfida poco meno che folle: mobilitare la società civile, il mondo dell'imprenditoria e ogni singolo cittadino italiano a farsi carico, ciascuno per quanto possibile, dell'avanzamento della ricerca contro i tumori. Il risultato, ha ricordato Umberto Veronesi con emozione, è andato al di là di qualunque aspettativa e oggi l'AIRC è una realtà di primo livello anche sulla scena internazionale e oggi sostiene migliaia di ricercatori in tutta Italia.

All'epoca fu aperta una strada che ha cambiato per sempre e in profondità il modo di vedere la malattia tumorale e anche la ricerca medico-scientifica. Con analogo spirito innovativo e la stessa fiducia nel futuro, infatti, molti anni dopo, Umberto Veronesi ha voluto dare vita alla Fondazione Umberto Veronesi, per sostenere il progresso della scienza, il lavoro dei giovani ricercatori nel campo dell'oncologia, delle neuroscienze, della cardiologia e dei corretti stili di vita, per promuovere a tutti i livelli della società l'educazione alla salute e la cultura scientifica. "Solo con la condivisione di un grande progetto culturale e scientifico - ha dichiarato il professore - potremo rispondere alle speranze di chi si ammala e dimostrarci all’altezza dell’immenso amore per la scienza di tanti giovani capaci che non aspettano altro che potersi rimboccare le maniche e contribuire al progresso comune".

 

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