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Alimentazione

La psoriasi si combatte anche con la dieta

Anche la dieta e l'alimentazione possono migliorare la psoriasi. Le nuove linee guida ribadiscono l'efficacia della vitamina D e dei farmaci biotecnologici

Prima le nuove linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità. Poi una recente ricerca secondo cui l'alimentazione e nello specifico una dieta ipocalorica migliorerebbe i sintomi nei pazienti in sovrappeso.

È un periodo in cui i riflettori sono puntati sulla psoriasi, malattia infiammatoria cronica della pelle che colpisce un milione e mezzo di italiani, in prevalenza uomini.

LINEE GUIDA

Il documento è stato elaborato da un ampio gruppo di lavoro costituito da esperti in materia e da tutte le figure professionali coinvolte nel trattamento della psoriasi (dermatologo, farmacologo, oncologo-epidemiologo, medici di medicina generale, diabetologo, reumatologo, epidemiologo e infermiere professionale).

La firma in calce è dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani (ADOI). «Sono stati aggiornati i quesiti relativi al trattamento della psoriasi cronica a placche nell’adulto, escludendo quelli relativi alla diagnosi e all’artrite psoriasica - afferma Alfonso Mele, epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile delle linee guida -. Il nostro intento è quello di fornire un contributo affinché all’interno delle strutture dedicate alla gestione clinica della psoriasi siano tracciati percorsi diagnostico-terapeutici omogenei».

Il documento ribadisce l’efficacia dei derivati della vitamina D e dei corticosteroidi nei trattamenti topici per la psoriasi a placche. Efficaci e sicuri anche i farmaci biotecnologici, ma, allo stato attuale, non è possibile affermare se ve ne sia uno migliore di un altro. Esclusa, invece, l’utilità della medicina alternativa.

LA PSORIASI È MALATTIA SISTEMICA

Recenti evidenze suggeriscono come la psoriasi si possa considerare una malattia sistemica, a cui possono associarsi malattie infiammatorie croniche intestinali, patologie oculari, malattie metaboliche e cardiovascolari, disturbi psicologici.

Di conseguenza gli aspetti sopra indicati e la natura cronica e inguaribile della malattia fanno sì che le sue conseguenze sociali siano estremamente rilevanti.

È per questo motivo che diversi gruppi di ricerca sono al lavoro per studiare i possibili effetti positivi sulla malattia generati da altri comportamenti.

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