La lotta al consumo eccessivo di alimenti dolci e zuccheri attraverso la dieta è iniziata da tempo ed è considerata cruciale per porre un argine all’epidemia di obesità in corso nel mondo.
Intervenire attraverso la correzione della dieta è il passo più facile da compiere, ma il mondo della ricerca è al lavoro per trovare altre soluzioni.
L’ultima ipotesi riguarda l’utilizzo di farmaci già impiegati per curare la dipendenza da nicotina per ridurre l’assunzione cronica di zuccheri.
Perché, come già emerso nei mesi scorsi, non si può escludere che alcuni alimenti agiscano a livello cerebrale come una «droga»: più se ne mangiano, maggiore è la voglia di metterli al centro della tavola.
L’EFFETTO DEGLI ZUCCHERI SUL CERVELLO
La notizia giunge da una ricerca pubblicata su Plos One. Gli autori (Queensland University di Brisbane) sono partiti dal fatto che il consumo eccessivo di alimenti dolci, oltre a contribuire in maniera diretta all’aumento del peso corporeo, accresce i livelli di dopamina che controllano l’attività dei circuiti cerebrali della ricompensa, con un effetto simile a quello innescato da sostanze d’abuso: come la cocaina e la nicotina.
Il consumo a lungo termine determina una riduzione dei livelli del neurotrasmettitore, con un meccanismo di «compensazione» che porta il consumatore ad aumentare l'introito di alimenti dolci per raggiungere lo stesso effetto di gratificazione a livello cerebrale.
Per dirla con le parole di Selena Bartlett, direttore del programma di ricerca in neuroscienze e fitness cerebrale dell’Istituto di Ricerca Traslazionale della Queensland University, «non è da escludere che i forti assuntori di alimenti ricchi di zuccheri tendano nel tempo a manifestare conseguenze neurologiche e psichiatriche che si ripercuotono sull’umore e sulle motivazioni».







