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Hiv: contagi in calo, ma preoccupano le infezioni tra i giovani

Poco meno di 3500 i casi registrati nel 2016. Ma due adulti su tre arrivano tardi alla diagnosi. Oggi si celebra la giornata mondiale contro l'Aids

Il numero dei nuovi infetti è in calo: 3451 nel 2016. Ma sono due gli aspetti che comunque non consentono di stare tranquilli, relativamente alle infezioni da Hiv: la mancata osservazione del medesimo trend tra i ragazzi con meno di 25 anni e il ritardo diagnostico negli over 50. Tasselli dello stesso mosaico che rendono ancora attuale la piaga dell'infezione e della malattia che ne può derivare: l'Aids, di cui come ogni 1 dicembre si celebra la giornata mondiale. «Di questo passo, difficilmente raggiungeremo ad arrestare l'epidemia da Hiv entro il 2030», mette in guardia Zsuzsanna Jakob, direttore generale Europa dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. La considerazione chiama in causa tanto l'Italia quando gli altri Paesi del Vecchio Continente: dove il totale delle nuove infezioni supera quota ventinovemila. Ma alla base dell'emergenza ci sono cause differenti: la persistente diffusione delle droghe iniettive (a Est) e la trasmissione per via sessuale (negli Stati occidentali). 

 

INTERESSE IN CALO PER L'HIV

Il trend dei nuovi casi di infezione in Italia - come documenta l'Istituto Superiore di Sanità - risulta in calo dal 2012: da 4140 a 3451, per un'incidenza pari a 5,7 nuovi casi ogni centomila abitanti. Tra le nazioni dell’Unione Europea, il nostro Paese si colloca al tredicesimo posto in termini. Nel 2016, le regioni con l’incidenza più alta sono state la Lombardia (691), il Lazio (557), l’Emilia Romagna (328) e la Toscana (292). Ma a preoccupare, nel contesto italiano popolato da centocinquantamila sieropositivi, è che l’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di età compresa tra 25 e 29 anni. Si tratta di un dato non nuovo, anzi: è una costante dell'ultimo quinquennio. Ma non per questo può essere preso sotto gamba. Il successo delle terapie anti-Hiv ha generato l’errata percezione di un problema risolto. Il calo di interesse c’è stato a tutti i livelli: popolazione, istituzioni e comunità scientifica. Ma l'effetto più facilmente percepibile è quello della scarsa consapevolezza dei giovani adulti e dei teenager, nati a cavallo o subito dopo la grande paura vissuta tra gli anni '80 e '90.  

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