I tumori del cervello sono purtroppo fra le neoplasie solide più comuni in età infantile. Per questo tipo di malattie la precisione nel selezionare l’area da trattare è un criterio particolarmente importante. Tuttavia la tradizionale radioterapia, trattamento standard nella cura di questi tumori, può causare danni anche al tessuto sano intorno alla massa maligna, associati a declino cognitivo. Un rischio purtroppo più elevato per i bambini, dovuto ad una loro maggiore sensibilità alle radiazioni e alla più lunga prospettiva di vita davanti a sé.
Un’alternativa che potrebbe limitare questi importanti effetti collaterali è rappresentata dalla protonterapia (o terapia protonica, PT), un nuovo tipo di radioterapia che utilizza un fascio di protoni per irradiare un tessuto biologico malato. La protonterapia consente una distribuzione molto circoscritta delle radiazioni all’area da colpire, una prospettiva preziosa soprattutto per l’ambito pediatrico.
Eppure ad oggi non sono ancora disponibili studi che chiariscano questo aspetto, andando ad indagare la relazione tra la dose di radiazioni e l’impatto sul paziente. Proprio di questo si occupa il fisico leccese Domenico Zacà, che si è aggiudicato un finanziamento di Fondazione Umberto Veronesi nell’ambito del progetto Gold for Kids per portare avanti uno specifico progetto di ricerca all’Università di Trento.







