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In Africa anche la lotta all’Aids subisce i danni di Ebola

pubblicato il 26-02-2015
aggiornato il 15-02-2017

L'epidemia del letale virus sta allontanando le persone dai centri che distribuiscono le terapie antiretrovirali per HIV. La denuncia al congresso CROI di Seattle

In Africa anche la lotta all’Aids subisce i danni di Ebola

Gli effetti devastanti di ebola sono sotto i nostri occhi. A oggi, secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, sono almeno novemila le persone decedute a causa del virus. Una vera e propria catastrofe umanitaria a cui si devono aggiungere molti effetti indiretti. Uno di questi riguarda la lotta all'Hiv. Laddove Ebola colpisce, saturando i centri di prima accoglienza e cura, i casi di sieropositività e mancato accesso alle terapia antitretrovirali sono aumentati considerevolmente. A denunciarlo è David Leuenberger, medico di una ONG svizzera operante in Guinea, in occasione del convegno CROI (Conference on Retrovirus and Opportunistic Infections) in corso a Seattle.

 

DALL'EBOLA ALL'AIDS

Secondo le più recenti stime il 60% delle persone affette da Aids nel mondo vive in Africa. Per molte di queste persone, che si trovano a vivere al di sotto della soglia di povertà di due dollari al giorno, l'unica opzione è cercare di ottenere la terapia gratuitamente attraverso il governo o agenzie di soccorso umanitario. Una di esse è Mission Philafricaine, una ONG svizzera che presta servizio presso il centro medico di Macenta, una remota località della Guinea dove Ebola ha colpito in maniera pesante. Nel periodo peggiore, registrato a cavallo tra l'estate e l'autunno, il centro è stato in gran parte al lavoro proprio per fronteggiare l'emergenza. «Gli abitanti del luogo, nonostante le terapie antiretrovirali per l'HIV fossero però disponibili e regolarmente distribuite, non si sono più presentati al centro», spiega Leuenberger. Un comportamento, dettato dalla paura per il possibile contagio, che ha portato ad un calo dei test effettuati per la diagnosi di sieropositività (-50%), ad un aumento dei contagi (+53%) e a una riduzione consistente dei sieropositivi trattati (-47%). Ma la situazione altrove potrebbe essere addirittura peggiore.

 

CONSEGUENZE PESANTI

Secondo recenti stime relative alla Liberia oltre la metà dei sieropositivi del Paese non ha ricevuto i trattamenti adeguati a causa dell'epidemia di Ebola. Una previsione che, secondo Gilles Van Cutsem, operatore di Medici Senza Frontiere intervenuto al CROI per una sessione speciale su Ebola, è davvero ottimistica. Emblematiche le sue parole: «Quando ero a Monrovia, nel periodo massima di emergenza, la maggior parte delle unità di cura erano chiuse». Una situazione grave dalla quale difficilmente se ne potrà uscire senza l'aiuto della comunità internazionale.

Ebola ha causato danni a cascata che dureranno per anni. Nonostante le denunce di Medici Senza Frontiere la presa di coscienza del problema e gli interventi umanitari sono arrivati con troppo ritardo. La rivista Science ha etichettato la tardiva risposta all'epidemia come il fallimento scientifico dell'anno 2014. «Non vogliamo più vedere immagini del genere» dichiara Van Custem dal palco del CROI mostrando la foto di persone lasciate morire fuori dalla porta dei centri di cura a causa della mancanza di posti. «Serve un “piano Marshall” per ricostruire i sistemi sanitari dei Paesi colpiti. Un investimento a lungo termine necessario oggi più che mai».


@danielebanfi83

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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