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Artrite reumatoide: la malattia peggiora con l'eccesso di peso

pubblicato il 14-12-2017
aggiornato il 19-01-2018

I pazienti in sovrappeso o obesi vedono regredire la malattia con minor frequenza. La terapia per l'artrite reumatoide passa anche dal mantenimento di un adeguato peso corporeo

Artrite reumatoide: la malattia peggiora con l'eccesso di peso

Appesantiti. E anche (più) indolenziti. Il sovrappeso e l'obesità sono nemici dell'artrite reumatoide, la più invalidante tra le malattie reumatologiche, seguita dall'artrite psoriasica e dalla spondilite anchilosante. Chi ne soffre e ci convive con qualche chilo di troppo risulta infatti avere più di frequente una qualità della vita inferiore, condizionata anche da tassi di remissione della malattia più bassi, a parità di terapie condotte, rispetto ai pazienti con un peso corporeo nella norma. 


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MALATTIA PIU' INVALIDANTE CON I CHILI DI TROPPO

La notizia giunge da uno studio discusso nel corso dell'ultima edizione del congresso della Società Americana di Reumatologia e condotto dai ricercatori del King's College di Londra. I dati diffusi erano riferiti a due gruppi di pazienti con artrite reumatoide: in totale poco più di 2.700, osservati in media per otto anni. Gli autori hanno registrato l'andamento della malattia, rapportandolo alle variazioni dell'indice di massa corporea. S'è così riscontrato un un legame inversamente proporzionale tra le due variabili: più il valore era alto, minori risultavano i tassi di remissione della malattia. Nei pazienti in sovrappeso (indice di massa corporea compreso tra 25 e 30) e obesi (valore superiore a 30) la malattia risultava di conseguenza più invalidante. Dolore e senso di fatica sono le ripercussioni più spesso riferite dai pazienti: la maggior parte donne tra i 35 e i 50 anni, nel pieno della loro vita sociale, relazionale e professionale.

IL FILO CONDUTTORE E' L'INFIAMMAZIONE

Il filo conduttore è quasi certamente legato all'infiammazione. «L'aumento dei livelli infiammatori legato all'obesità ha più di un punto in comune con quello determinato dalle malattie reumatiche - afferma Elena Nikiphorou, reumatologa al King's College di Londra e responsabile della ricerca -. Da qui l'interazione osservata, determinante nel peggiorare lo stato di salute del paziente affetto dall'artrite reumatoide». Un problema di non poco conto, se si considera l'incremento dei tassi di sovrappeso e obesità registrato negli ultimi trent'anni. Un elemento d'ostacolo al trattamento della malattia diffusosi negli anni segnati dall'avvento di nuovi farmaci. «Ecco perché bisogna insistere nel far capire ai pazienti l'importanza di tenere sotto controllo il proprio peso - prosegue l'esperta -. Trattare il sovrappeso e l'obesità vuol dire trattare, seppur in maniera indiretta, l'artrite reumatoide».

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MALATTIA PIU' INVALIDANTE CON I CHILI DI TROPPO

Dieta, attività fisica e terapia: è dunque questo lo schema da seguire per renedere l'artrite reumatoide meno invalidante. Ai farmaci tradizionali e ai biotecnologici, sul mercato già da 17 anni, s'aggiungerà presto baricitinib, che i reumatologi potranno prescrivere soltanto quando i trattamenti di prima linea si saranno rivelati inefficaci. La peculiarità è data dalla modalità di somministrazione: per via orale, un vantaggio non da poco (gli altri si somministrano tramite iniezioni) che si tradurrà in una maggiore aderenza alle terapie. «Disporre di una compressa ci facilita la gestione della malattia anche negli spostamenti, nei viaggi, sul lavoro, con un vantaggio in termini di qualità della vita», dichiara Silvia Tonolo, presidente dell’Associazione Nazionale dei Malati Reumatici (Anmar). 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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