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Perché donare sangue fa bene alla salute

pubblicato il 14-06-2013
aggiornato il 20-07-2017

Pochi sanno che al donatore vengono garantiti ogni anno una serie di controlli e test gratuiti con particolare attenzione a colesterolo, glicemia e trigliceridi

Perché donare sangue fa bene alla salute

Donare sangue fa bene anche al donatore. Non perchè si sottopone a un salasso (utile per le malattie da  accumulo di ferro nel sangue, oggi poco praticato), ma perché l’azione del donare comporta una presa di coscienza dell’individuo, che è stimolato a mantenere uno stile di vita sano. Donare sangue, quindi, vale il doppio, perché salva la vita a chi riceve il sangue e mantiene sano il donatore. Infatti, il sangue raccolto, prima di arrivare al letto del paziente, è controllato sia per scoprire la presenza di virus infettivi che possono trasmettere epatiti e Aids, sia per scoprire valori ematochimici che possono rivelare malattie del donatore.  


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LA SALUTE DEL DONATORE

Ma i controlli sul sangue prelevato non bastano. Una caratteristica, tutta italiana, è il coinvolgimento del donatore, il quale non deve essere occasionale, ma far parte di una organizzazione che lo segue nel suo percorso di donatore. La contropartita, per il donatore, è avere la certezza di essere sano. E questo gli viene confermato dai costanti controlli che vengono eseguiti sul suo sangue, attraverso una visita e un colloquio e poi attraverso l’esecuzione di test specifici.


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LA VISITA

Il primo contatto con le organizzazioni che si occupano di raccogliere il sangue (l’Avis, in primis, ma anche molte Associazioni esistenti in tutte le Regioni e Province, collocate nei centri trasfusionali degli ospedali) avviene con la visita medica per raccogliere i dati sullo stile di vita del donatore, sulle eventuali sue malattie, sulle sue abitudini sessuali. «Non si fanno discriminazioni fra eterosessuali e omosessuali, ma si guarda al tipo di rapporti sessuali consumati che non deve  essere a rischio - precisa Domenico Giupponi, presidente dell’Avis regionale Lombardia -. Se c’è stato un contatto con un partner occasionale e senza protezione, il donatore viene escluso. Comunque, i test che facciamo oggi ci permettono di scoprire la presenza di infezioni anche se non vengono esplicitamente espressi i contatti occasionali. Il nostro obiettivo, comunque, è instaurare un contatto diretto e sincero con il donatore, la migliore garanzia per un sangue sicuro».


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GLI ESAMI

Della visita fanno parte, quindi, i test infettivologici per la sifilide, le epatiti e l’Hiv, perché è importante non trasmettere tali infezioni al ricevente. Tali test vengono eseguiti ogni volta che ci si presenta per la donazione (quattro volte per l’uomo e due volte per la donna). Annualmente, poi, il donatore, viene sottoposto a esami ematochimici e di controllo del sistema epatico, renale e metabolico, con particolare attenzione al colesterolo, alla glicemia e ai trigliceridi. «E’ come avere un check-up annuale e gratuito che può mettere in evidenza uno stato di sofferenza - aggiunge Gipponi -. E se scopriamo anomalie, invitiamo il donatore a consultare il suo medico o a servirsi della nostra consulenza. A 18 mesi un’altra visita di controllo e se si evidenziano problemi di salute importanti, il candidato viene invitato a sottoporsi ad esami diagnostici specialistici e senza alcuna spesa per lui». Ecco perché il donatore di sangue è il cittadino più controllato a spese dello Stato. Almeno fino a che non si scoprirà un sostituto del sangue con un liquido artificiale. La donazione di sangue, quindi, non è pericolosa per nessuno, né per chi lo dà e né per chi lo riceve.

 


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