L'infezione da papillomavirus umano (HPV) è molto comune e, nella maggior parte delle persone, viene eliminata spontaneamente dal sistema immunitario. In alcuni casi, però, il virus persiste e può favorire lo sviluppo di diversi tumori, tra cui quelli della cervice uterina, dell'ano, del pene, della vulva, della vagina e dell'orofaringe.
Un recente studio pubblicato su Jama Network Open mostra che questo rischio aumenta nelle persone con un sistema immunitario indebolito, come chi vive con l'HIV o chi ha ricevuto un trapianto d'organo e segue una terapia immunosoppressiva. Ma evidenzia anche un aspetto importante: il rischio non è uguale per tutti e può dipendere dal grado di controllo dell'immunodepressione.
LO STUDIO E I SUOI RISULTATI
Per valutare l'impatto dell'immunodepressione sul rischio di tumori HPV-correlati, i ricercatori hanno utilizzato i registri sanitari nazionali svedesi, identificando oltre 32.000 persone con una diagnosi di tumore associato all'HPV e confrontandole con più di 320.000 controlli della popolazione generale, appaiati per sesso, anno e Paese di nascita.
L'obiettivo era confrontare, all'interno della stessa popolazione, due condizioni molto diverse ma accomunate da una ridotta efficienza del sistema immunitario: l'infezione da HIV e l'immunosoppressione necessaria dopo un trapianto d'organo.
I risultati mostrano che entrambe le condizioni sono associate a un aumento del rischio di sviluppare tumori correlati all'HPV. Tuttavia, l'associazione è risultata più forte nelle persone con HIV, che presentavano una probabilità circa quattro volte e mezzo superiore rispetto alla popolazione generale, mentre nei riceventi di un trapianto il rischio era più che raddoppiato.
Analizzando le diverse sedi tumorali, i ricercatori hanno inoltre osservato che il rischio non è uniforme. Nelle persone con HIV l'aumento è stato particolarmente marcato per i tumori dell'ano, mentre nei trapiantati è emerso soprattutto per i tumori della vulva e del pene.
NON TUTTE LE PERSONE CON HIV HANNO LO STESSO RISCHIO
Uno degli aspetti più interessanti dello studio è che il rischio non dipende semplicemente dalla presenza dell'infezione da HIV, ma anche da quanto il sistema immunitario è stato compromesso nel tempo.
Analizzando i dati clinici dei partecipanti, i ricercatori hanno osservato che il rischio di tumori HPV-correlati era maggiore nelle persone che avevano avuto una più marcata riduzione dei linfociti CD4 (le cellule del sistema immunitario bersaglio dell'HIV) e in quelle con un controllo meno efficace della replicazione virale. Anche una durata più breve della soppressione virologica e livelli più elevati di HIV-RNA nel corso della malattia erano associati ad un aumento del rischio.
Questi risultati suggeriscono che non conta solo la diagnosi di HIV, ma anche la qualità del controllo dell'infezione nel tempo. Una terapia antiretrovirale efficace, iniziata precocemente e in grado di mantenere stabile la funzione del sistema immunitario, potrebbe contribuire non solo a prevenire le complicanze dell'HIV, ma anche a ridurre il rischio di tumori correlati all'HPV.
LA PREVENZIONE NECESSARIA PER LE PERSONE CON HIV
Grazie ai progressi delle terapie antiretrovirali, oggi l'HIV è sempre più una malattia cronica. Secondo gli ultimi dati dell'Istituto Superiore di Sanità, nel 2024 erano circa 110.000 le persone con HIV seguite dai centri pubblici italiani; il 98% era in terapia antiretrovirale e quasi due persone su tre avevano più di 50 anni. L'allungamento dell'aspettativa di vita ha cambiato anche le priorità dell'assistenza: oltre al controllo dell'infezione, è diventato sempre più importante prevenire le patologie croniche e alcuni tumori.
In questo contesto, lo studio rafforza un messaggio importante: nelle persone con un sistema immunitario più fragile è fondamentale ridurre il rischio di infezioni persistenti da HPV. Questo significa promuovere la vaccinazione contro il papillomavirus quando indicata, aderire ai programmi di screening raccomandati e, nel caso delle persone con HIV, mantenere un buon controllo dell'infezione grazie alla terapia antiretrovirale.
Più che introdurre nuove strategie, i risultati sottolineano l'importanza di utilizzare in modo appropriato gli strumenti di prevenzione già disponibili, indirizzandoli verso le persone che possono trarne il maggiore beneficio.
IL RUOLO DEL SISTEMA IMMUNITARIO
L'infezione da papillomavirus umano (HPV) è una delle infezioni sessualmente trasmesse più diffuse al mondo. Nella maggior parte dei casi il sistema immunitario riesce a eliminare il virus spontaneamente nell'arco di uno o due anni, senza che l'infezione provochi sintomi o conseguenze.
Il problema nasce quando l'infezione persiste. Alcuni tipi di HPV, definiti ad alto rischio (in particolare i genotipi 16 e 18) possono infatti indurre, nel corso degli anni, alterazioni delle cellule che favoriscono la comparsa di lesioni precancerose e, in una parte dei casi, di tumori. L'HPV è responsabile di quasi tutti i tumori della cervice uterina, ma è coinvolto anche nello sviluppo di neoplasie dell'ano, dell'orofaringe, del pene, della vulva e della vagina.
La capacità dell'organismo di eliminare il virus dipende in larga misura dall'efficienza del sistema immunitario. Nelle persone con HIV, soprattutto se il controllo dell'infezione non è ottimale, il numero di linfociti CD4 può ridursi e rendere più difficile eliminare l'HPV. Anche chi ha ricevuto un trapianto d'organo assume farmaci immunosoppressori che riducono l'attività del sistema immunitario per evitare il rigetto, ma che allo stesso tempo possono favorire la persistenza del virus.
È proprio questa difficoltà nel controllare l'infezione a spiegare perché le persone immunodepresse presentano un rischio più elevato di sviluppare tumori HPV-correlati.


