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Cardiologia

Mascherine e distanziamento: come comportarsi se si è vaccinati

pubblicato il 27-04-2021

Le nuove indicazioni europee per l'uso delle mascherine e il rispetto del distanziamento sociale stilate sulla base del completamento della vaccinazione contro Covid-19

Mascherine e distanziamento: come comportarsi se si è vaccinati

Crescendo il numero delle persone vaccinate contro Sars-CoV-2 e alla luce dell'allentamento delle misure di restrizione, la domanda tra gli italiani è sempre più frequente: se si è vaccinati, è necessario rispettare il distanziamento sociale e indossare le mascherine quando si incontra un amico? Non c'è una risposta buona per tutti. Diverse sono infatti le variabili da considerare. La profilassi può considerarsi completata? Quanto tempo è trascorso dalla prima o dalla seconda dose? L'interlocutore è vaccinato o si è ammalato di Covid-19? E l'appuntamento è fissato in un luogo chiuso (dove il contagio è molto più diffuso) o all'aperto? In questa fase, dovendo considerare tutti questi aspetti, mantenere la prudenza è doveroso. Ma considerando i dati sempre più robusti che riguardano la profilassi vaccinale, qualche rassicurazione può essere fornita. Da qui le indicazioni del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (Ecdc): «Quando a incontrarsi sono persone che hanno completato la vaccinazione contro Covid-19, il distanziamento e l'utilizzo delle mascherine possono essere allentati». 

COVID-19: COME USARE GUANTI
E MASCHERINE

NIENTE DISTANZA O MASCHERINE SE SI INCONTRANO DUE VACCINATI

Gli autori del documento sono partiti dai dati raccolti durante la sperimentazione clinica dei vaccini e da quelli in «real-life». Ovvero: provenienti dall'esperienza dei Paesi più avanti nella campagna di profilassi. Su tutti: Israele e la Gran Bretagna. Indipendentemente dai farmaci utilizzati, le loro esperienze dimostrano che una massiccia campagna vaccinale innesca (prima) una riduzione dei contagi e (poi) del numero dei decessi. Di conseguenza, la protezione dei cittadini attraverso la vaccinazione può dare il via a un graduale ma progressivo allentamento di due di quelli che gli esperti definiscono interventi non farmacologici per la prevenzione del contagio. Per l'appunto: l'utilizzo delle mascherine e il distanziamento sociale. Considerando che «il rischio di sviluppare una forma grave di Covid-19 per un individuo completamente vaccinato è molto basso negli adulti più giovani e negli adulti di mezza età senza fattori di rischio, mentre negli anziani o nelle persone con fattori di rischio sottostanti è basso», l'Ecdc considera possibile un allentamento delle misure. La posizione è in linea con quella della Food and Drug Administration statunitense, secondo cui «le persone pienamente vaccinate possono incontrarne altre nelle stesse condizioni, anche al chiuso, senza mascherina o mantenendo una distanza di quasi 2 metri». Anche in Israele è stato abolito l'uso di mascherine all'aperto.

 

MISURE PIÙ RIGIDE PER CHI NON È VACCINATO

Pienamente vaccinate sono le persone che hanno effettuato la seconda dose - aspetto che non riguarda chi viene immunizzato con il farmaco di Jonson & Johnson, per cui è prevista una sola iniezione - da tre o più settimane. Le indicazioni dell'Ecdc non equivalgono comunque a un liberi tutti. Nel documento - a redigerlo anche cinque italiani: Orlando Cenciarelli, Edoardo Colzani, Lorenzo Lionello, Lucia Pastore-Celentano e Giovanni Ravasi - non si parla mai infatti di eliminare i dispositivi di protezione individuale. E soprattutto è netto il distinguo tra chi è pienamente vaccinato e tutte le altre persone. Quando una persona immunizzata ne incontra un'altra non ancora protetta, le misure possono essere allentate soltanto se chi è di fronte non è un individuo fragile o immunodepresso. Rimangono standard, invece, le misure per chi è in attesa della vaccinazione e per chi non ha ricevuto le due dosi (con l'intervallo di tempo indicato).


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VACCINI QUASI SEMPRE EFFICACI NEL PREVENIRE LE FORME GRAVI DI COVID-19

Tutti i vaccini autorizzati e in uso nell'Unione Europea -  Pfizer BiontechModernaAstraZeneca e Johnson & Johnson - hanno finora dimostrato di essere altamente efficaci nel fornire protezione contro le forme sintomatiche (e più gravi) di Covid-19. Dati di questo tenore sono giunti sia dagli studi di approvazione sia da quelli condotti in questi primi mesi di campagna vaccinale. Per quel che riguarda i vaccini a mRna, fin da subito è emersa la capacità di prevenire (in quasi la totalità dei casi) anche i contagi. Un'evidenza affermatasi inizialmente in maniera meno solida nel caso del vaccino di AstraZeneca. Ma l'esperienza del Regno Unito sta portando a riconsiderare questa ipotesi. Anche un farmaco diverso - nelle modalità di sviluppo, nel meccanismo di azione e nei tempi di somministrazione - sembra infatti in grado di prevenire il contagio nella maggior parte dei casi (65 per cento). Ragion per cui, crescendo la quota di persone immunizzate, il rischio infettivo è destinato ad attenuarsi. Questo indipendentemente dai vaccini utilizzati e fino a prova contraria: data dall'eventuale circolazione di varianti in grado di «sfuggire» alla profilassi.


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LE INDICAZIONI DA SEGUIRE NEGLI ALTRI CASI

Nessuna deroga è invece raccomandata, al momento, per la frequentazione di luoghi affollati. Nei mezzi pubblici, così come in occasione di grandi raduni (sportivi, concerti), il distanziamento sociale e l'uso delle mascherine vanno rispettati indipendentemente dallo stato della vaccinazione. Stesse indicazioni di prima anche per le persone vaccinate che dovessero entrare in contatto con casi confermati di positività. «Vanno gestite come accaduto finora», si legge nel report. Ovvero: con quarantena, test, eventuale isolamento (in caso di positività al tampone) e tracciamento dei contatti. Complessivamente, comunque, il rischio di sviluppare la malattia per chi è vaccinato è basso. Lo è ancora di più - sulla base dei dati raccolti in questi mesi - quello di sviluppare forme gravi di Covid-19. Per questo l'Ecdc non esclude che «le autorità sanitarie possano intraprendere una valutazione del rischio caso per caso». Tenendo presente l'età della persona in questione, il rischio di contatto con persone fragili, il tipo di vaccino ricevuto e la situazione epidemiologica locale relativamente alle varianti in circolazione.


Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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