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Fumo

De Magistris: «Estendere i divieti per dire addio al fumo»

pubblicato il 15-12-2016
aggiornato il 04-08-2017

Il sindaco di Napoli e #cittaliberedalfumo, l’appello lanciato dalla Fondazione Umberto Veronesi. «Cittadini più sensibili. Poco realistici i divieti di fumo negli stadi. Il Comune attento a evitare fondi da aziende del tabacco»

De Magistris: «Estendere i divieti per dire addio al fumo»

L’obiettivo è lo stesso. La Fondazione Umberto Veronesi e il Comune di Napoli viaggiano a braccetto, nell’operazione di contrasto al fumo di sigaretta. «Siamo molto attenti alla prevenzione e al rispetto di adeguati stili di vita, a partire dai più giovani e dalle fasce deboli della popolazione», esordisce Luigi De Magistris, il primo cittadino del Comune partenopeo che ha scelto di rispondere a #cittaliberedalfumo, l’appello con cui la Fondazione Umberto Veronesi ha invitato i sindaci a impegnarsi per rendere gli ambienti urbani più liberi da sigarette, mozziconi e fumo. A Napoli fuma in media il 29,6 per cento della popolazione, ma a preoccupare è soprattutto il dato riguardante la fascia di popolazione con età compresa tra 35 e 49 anni (37,6 per cento). «Lo trovo sorprendente, perché in questa categoria rientrano le prime persone sensibilizzate in maniera decisa sui danni provocati dal fumo di sigaretta». Le risposte di De Magistris si aggiungono a quelle ricevute da Giuseppe Sala, sindaco di Milano.

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05-01-2017
Come pensa di rendere la città più a misura di chi rivendica il diritto di voler vivere in ambienti accoglienti per i non fumatori? 

«Affrontando la questione di petto, contribuendo all’informazione rivolta a tutta la cittadinanza, a partire dai più piccoli. E sensibilizzando gli organi preposti alla vigilanza e al controllo del divieto di fumo, nei luoghi in cui questo è previsto. Dai luoghi pubblici in cui è già in vigore, non abbiamo mai avuto particolari indicazioni di mancato rispetto, anche attraverso le segnalazioni via email dei cittadini e i social network. La cittadinanza ormai percepisce il divieto come qualcosa di normale, a cui nel tempo si è abituata».

In quale modo un primo cittadino può farsi promotore di iniziative culturali mirate a rendere le città libere dal fumo?

«Partecipando a campagne per la promozione e la difesa della salute. Nello specifico, contribuendo a informare la cittadinanza sui danni derivanti dal fumo attivo e passivo. E valutando l’ipotesi di estendere il divieto di fumo ad altri luoghi in cui c’è una particolare sensibilità alla difesa dell’ambiente, dove si può registrare una partecipazione popolare significativa».

Nel 2007 l’assessore all’ambiente Gennaro Nasti introdusse il divieto di fumo nei parchi urbani in presenza di lattanti, bambini fino a 12 anni, donne incinte e nel corso di manifestazioni pubbliche. Ritiene che sia rispettato?
«La percezione del rapporto di convivenza in città la misuro attraverso le segnalazioni che ricevo. Nessuno, in cinque anni e mezzo, ha mai manifestato insofferenza e fastidio da parte di cittadini infastiditi dal comportamento di altri. Nei parchi, così come in altri luoghi pubblici, non ho mai visto capannelli di persone intente a fumare. Direi che ormai il contenuto di questa ordinanza è entrato a far parte delle abitudini dei cittadini, che hanno imparato a controllarsi in presenza di altre persone».

Quante multe sono state effettuate a chi ha gettato a terra i mozziconi di sigaretta?

«Dare un numero preciso è impossibile, perché queste multe ricadono all’interno dei dati sulle contravvenzioni per degrado urbano. Ma a Napoli purtroppo quest’abitudine rimane piuttosto diffusa. Lo strumento più efficace per ridurne la portata è l’installazione dei cestini con posaceneri. L’Asia, la società che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, ne ha già acquistati diversi. Girando in città vedo anche una maggiore attenzione a questo tema da parte dei commercianti. Le cicche a terra sono un simbolo di degrado, oltre che una fonte di inquinamento ambientale».

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13-11-2016
In tre stadi italiani - a Torino, a Udine e a Reggio Emilia: tutti privati - vige il divieto di fumo. Un esperimento simile era stato proposto a Milano, in occasione dell’ultima finale di Champions League. Ritiene di poter proporre la stessa soluzione anche al «San Paolo»?

«L’ipotesi è affascinante, ma di difficile realizzazione. Preferisco essere realista: non mi pare un’ipotesi praticabile. Ritengo impossibile poter controllare ciò che accade in settori con una capienza di migliaia di persone, come le curve. Le ordinanze hanno valore se possono essere attuate. Meglio concentrarsi sui risultati che si possono portare a casa, fermo restando che in alcune aree dello stadio è già vietato fumare: penso agli spazi chiusi, al ristorante e alla zona degli spogliatoi».

Il Codacons, in un commento inviato alla petizione, ha scritto: «Dobbiamo firmare perché siamo di fronte a una battaglia che lo Stato ha scelto di non combattere». Condivide il punto di vista?

«Non c’è un impegno massiccio da parte dello Stato per contrastare il fumo di sigaretta. Negli ultimi anni la situazione è rimasta stazionaria, tant’è che il trend di discesa del numero dei fumatori è fermo a otto anni fa. Oggi i giovani mi sembrano poco preparati sui rischi provocati dal fumo».

Da anni in Italia le multinazionali del tabacco, non potendo più fare pubblicità, finanziano alcuni importanti eventi culturali: è il caso del Festival del Cinema di Roma e della stagione concertistica de La Scala di Milano. Come ritiene di poter conciliare la necessità di avere fondi per dare seguito a queste iniziative e la tutela della salute dei cittadini?

«A Napoli, da quando sono sindaco, non abbiamo mai ricevuto finanziamenti da parte delle multinazionali del tabacco. Siamo attenti al messaggio civile e culturale che si trasmette, anche attraverso una mostra o uno spettacolo teatrale. Il rispetto del diritto alla salute viene prima di qualsiasi altra cosa».

 

Per firmare la petizione #cittaliberedalfumo, clicca qui.

 
@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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