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Ginecologia

Più vegetali in gravidanza «allontanano» il parto pretermine

pubblicato il 27-04-2020

Diversi i benefici di una dieta ricca di vegetali adottata a partire dai mesi che precedono la gravidanza. Tra questi, anche un rischio più basso di partorire prima del termine

Più vegetali in gravidanza «allontanano» il parto pretermine

Due porzioni di frutta e tre di verdura: ogni giorno, ma a maggior ragione in gravidanza. Dare seguito alle indicazioni dei nutrizionisti, relativamente al consumo di vegetali, è ancora più importante nel corso dei mesi che portano alla nascita di un figlio. In questo modo, la sua salute viene tutelata nel miglior modo possibile: dal punto di vista dello sviluppo del sistema nervoso e della salute metabolica del neonato, fino al controllo del peso alla nascita. Sarebbe però anche un altro l'aspetto della gestazione in grado di essere condizionato dalla dieta materna: il momento della nascita di un bambino. Maggiore è l'apporto di frutta e verdura, infatti, più basso è il rischio di partorire prima del termine

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A indagare l'impatto che l'adesione a una dieta a «trazione» vegetariana può avere sulle tempistiche della conclusione di una gravidanza, è stato un gruppo di ricercatori australiani. Gli scienziati dell'Università del Queensland hanno selezionato 3.422 donne senza figli per indagare quale legame possa esserci tra lo schema alimentare della futura mamma, il rischio di parto pretermine e basso peso alla nascita del neonato. Lo studio è stato avviato quando nessuna di loro (25-36 anni) era dolce attesa, in modo da valutare l'effetto della dieta a partire dal periodo preconcezionale. Dall'analisi dei report dei consumi alimentari riferiti dalle donne, emerge che un elevato consumo di verdura (più che di frutta) prima del concepimento contribuisce a raggiungere il termine della gravidanza nei tempi previsti. Ovvero: tra le settimane numero 37 e 41. E ciò, stando a quanto riportato sull'American Journal of Clinical Nutrition, indipendentemente da altri aspetti che possono far sopraggiungere in anticipo il parto.


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QUATTRO SCHEMI ALIMENTARI A CONFRONTO

Analizzando le diete delle donne, i ricercatori hanno individuato quattro schemi alimentari: uno ad alto contenuto di grassi (con frequenti consumi di carne di maiale, vitello, manzo, agnello, pollo, salsiccia, salame, pancetta, pesce e patatine fritte), uno definito «prudente» (ricco di arance, funghi, zucchine, spinaci, fotu, lattuga, avogado, cocomero, mele, latte di soia, pesce in scatola), uno ad alto contenuto di alimenti raffinati (pasta, biscotti, cracker, riso, cioccolato, pizze, torte, patatine fritte, salse) e uno di impronta vegetariana (impreziosito da un frequente carote, cavolfiori, broccoli, zucca, cavoli, fagiolini e patate). Il maggior numero di parti pretermine è stato registrato tra le donne inserite nel terzo gruppo, quello più basso tra le appartenenti all'ultimo. In linea generale, più esposte sono risultate le  mamme in sovrappeso e coloro che, nell'arco dei nove mesi, avevano sviluppato la gestosi o il diabete gestazionale. Segno che, per dirla con Dereje Gete, ricercatore in sanità pubblica e prima firma della pubblicazione, «le verdure, in quanto ricche di sostanze antiossidanti e di altri nutrienti con effetto antinfiammatorio, hanno un'efficacia nel ridurre il rischio di diversi esiti avversi alla nascita», tra cui il parto pretermine.


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Negli ultimi vent'anni si è capito che la dieta che una donna segue nei mesi che precedono il concepimento è cruciale per determinare la salute di un bambino. «È come se la gravidanza, in realtà, iniziasse prima della fecondazione - afferma Stefania Ruggeri, nutrizionista del Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione (Crea) -. Questo perché alcuni micronutrienti aiutano il corpo della donna a prepararsi al lieto evento e concorrono al corretto sviluppo della placenta e del feto». Motivo per cui nel periodo periconcezionale e durante l'attesa, considerando prioritario il primo trimestre in cui si completa la formazione del bambino, «la scelta migliore per la tavola è rappresentata dalla dieta mediterranea. L'ideale è seguire un'alimentazione prevalentemente vegetariana, con l'eventuale aggiunta prima del pesce e poi della carne». A tavola, secondo l'esperta, «ogni pasto deve essere composto per tre quarti da alimenti di origine vegetale», ricordando che del novero fanno parte i cereali integrali. «In questo modo, al di là dell'acido folico nel primo trimestre, «una donna incinta potrebbe anche rinunciare a qualsiasi integratore», aggiunge la nutrizionista. Le porzioni di frutta (150 grammi l'una) e verdura (200 grammi da cuocere o 80 grammi cruda) devono essere, rispettivamente, due e tre al giorno. Nel terzo trimestre, che è quello in cui il fabbisogno calorico cresce maggiormente, è possibile considerare anche un piccolo aumento dei loro consumi (50 e 80 grammi in più al giorno per verdura e frutta). 

CAUSE DI UN PARTO PRETERMINE 

Lo studio rafforza l'ipotesi che la dieta giochi un ruolo tutt'altro che trascurabile nella prevenzione del parto pretermine. Ogni anno, nel nostro Paese, sono all'incirca 32mila i neonati che vengono al mondo prima della 37esima settimana gestazionale. Come ricorda la Società Italiana di Neonatologia, «i piccoli prematuri contribuiscono a più del 50 per cento delle morti in epoca neonatale e a circa il 40 per cento di quelle infantili». Detto questo, le cause della prematurità sono molteplici. Prima che dalla dieta, un parto pretermine può dipendere da fattori di rischio materni (malattie immunologiche, endocrinologiche, ematologiche, neoplastiche, età, razza, peso corporeo, basso livello socioeconomico, stato di malnutrizione, attività fisica pesante, abuso di alcool o di sostanze stupefacenti, fumo di tabacco), ragioni ostetriche (elevato numero di gravidanze precedenti, gravidanza multipla, dovuta anche all’utilizzo di tecniche di fecondazione assistita, pregressi parti pretermine, malformazioni uterine, infezioni, patologie della placenta) e fetali (sofferenza fetale, ritardo di accrescimento intrauterino, anomalie fetali).


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COME CRESCONO I PREMATURI

La maggior parte dei neonati prematuri, oggigiorno, supera le prime fasi della vita senza particolari conseguenze. Detto ciò, il rischio che questi bambini vadano incontro a uno sviluppo condizionato dal parto «anticipato» esiste. Ed è tanto più concreto quanto più precoce è stata la nascita. Le conseguenze documentate in letteratura riguardano il sistema nervoso (lieve ritardo, disturbo del comportamento) e la funzionalità respiratoria (displasia polmonare). Negli ultimi anni, inoltre, diversi studi hanno evidenziato la maggiore probabilità di sviluppare condizioni croniche anche in età adulta (malattie renali, resistenza all'insulina, sovrappeso e obesità).

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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