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Neuroscienze

Video games: bene per i nonni, male per i nipoti

pubblicato il 11-02-2014
aggiornato il 26-01-2017

Studiosi californiani hanno fatto esercitare con giochi elettronici gruppi di anziani riscontrando un aumento delle capacità cognitive. Altri però dicono: meglio l’attività fisica

Video games: bene per i nonni, male per i nipoti

Per chi sono i video games? Se li avete regalati a bambini e ragazzini, errore: a loro fanno male, sostengono vari studi. Dovevate donarli ai nonni perché a loro fanno benissimo (ricordarsene al prossimo Natale).

Come gestire i vuoti di memoria? Leggi qui il parere dell'esperto

Migliorano le loro capacità cognitive, dimostra una ricerca dell’Università della California, San Francisco, pubblicata su Nature e condotta con la costruzione di un apposito video game a tre dimensioni centrato su una gara automobilistica. Dato in mano a persone di età compresa tra 60 e 85 anni per un mese, ha dimostrato la capacità di innalzare la loro abilità nel fare più cose insieme (multitasking), nel ricordare e nel prestare attenzione. Addirittura, dopo sei mesi gli anziani erano in grado di battere dei giovani che affrontavano il gioco per la prima volta.

 

CERVELLO ANCORA PLASTICO

Tutto questo dimostrerebbe, concludono i ricercatori californiani, la “robusta plasticità” del sistema di controllo cognitivo prefrontale. «E’ vero – confermano i colleghi di un’altra ricerca, anch’essi dell’Università di California, ma con sede a Los Angeles. – Lo sviluppo del cervello non è limitato all’infanzia.

Vasi sanguigni, sinapsi e perfino neuroni possono crescere anche in un cervello anziano se sottoposto a opportuni stimoli». Gli studiosi di Los Angeles hanno affermato questo dopo una loro indagine su 69 persone in età che si sono sottoposte per due mesi a uno specifico programma del computer. Non la stessa ricerca, dunque, ma similare. E simili i risultati ottenuti in fatto di aumentate memoria ed abilità linguistiche.

 

I RICORDI SONO “EMOTIVI”

Il professor Renzo Rozzini, responsabile per la Lombardia dell’associazione degli psicogeriatri, accetta questi risultati, ma non con entusiasmo. «Sì, è vero che il cervello dell’anziano ha una buona plasticità, quanti ottantenni guidano l’auto, per esempio. Però in queste indagini californiane si mira al puro dato cognitivo, invece la memoria è fortemente implicata con le emozioni.

I ricordi si fissano meglio con un investimento emotivo, conta l’esperienza che accompagna quei fatti. Purtroppo a lasciare una traccia maggiore sono le esperienze negative, in genere…». Rozzini, che è direttore del Dipartimento medico dell’Ospedale Poliambulanza di Brescia e specialista nei problemi dell’invecchiamento, ha una sua proposta per un vero “miglioramento globale”: muoversi, fare attività fisica.

«Camminare vuol dire sentire il vento sul viso o la pioggia, il suolo sotto i propri passi, vedere il traffico o il verde… Insomma al cervello arrivano contemporaneamente cinque sensazioni, uno stimolo potente per tener vivo l’assetto cognitivo e di memoria. Ne sono certo: l’attività fisica è in assoluto la medicina più efficace per una buona salute mentale .Già come primo effetto mette di buon umore… I video games sono l’evoluzione più complessa delle parole incrociate, ma resta uno strumento sterile, povero».

 

E LE PAROLE INCROCIATE?

Ma allora le parole incrociate non servono, come si sente dire, per tenere in forma la mente? «Sì, per carità – risponde Renzo Rozzini -, meglio che niente. Diciamo che i cruciverba, le buone letture, l’uso del computer rappresentano dei “small gains”, dei piccoli guadagni, ma la memoria, ripeto, non è meramente cognitiva. Fondamentale è l’emotività che, per esempio camminando, e guardandosi intorno, si attiva in più direzioni».

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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