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Ginecologia

Antidepressivi in gravidanza, sì o no?

In presenza di forte depressione sospendere i farmaci o decidere di non usarli non è la scelta migliore. Se il quadro è lieve, meglio il supporto psicologico

A causa del luogo comune secondo cui la gestazione sia necessariamente un’isola felice, momento meraviglioso in cui non si può che essere al settimo cielo, la depressione in gravidanza è spesso sottovalutata. Ed è proprio questo il dramma delle donne depresse e angosciate che si sentono incomprese e giudicate. La depressione può esistere anche in gravidanza, e bisogna trattarla nella maniera idonea per non danneggiare mamma e bambino.

FATTORI DI RISCHIO

Quando si parla di depressione e gravidanza, viene subito in mente la depressione post partum, successiva alla nascita del bambino, che colpisce il 10-13% delle donne. «Per il periodo della gravidanza si tende quasi a non voler ammettere che la depressione possa insorgere. Invece si ritiene che si presenti in un 10% delle maternità, e che fino ad un 20% delle donne manifesti qualche sintomo depressivo», spiega il professor Mauro Mauri, già direttore dell’Unità Operativa di Psichiatria all’Università di Pisa. «I fattori di rischio tra i più significativi sembrano essere la familiarità, ovvero la presenza in famiglia di casi passati di depressione, la storia personale di una depressione o di stati ansiosi precedenti. Anche aver avuto attacchi di panico in passato, infatti, può predisporre ad uno stato depressivo in gravidanza. C’è poi tutta una serie di fattori scatenanti come le difficoltà pratiche della gravidanza, la relazione con il partner, il sostegno sociale che può mancare, gli aspetti economici e lavorativi, che non vanno sottovalutati».

ANTIDEPRESSIVI, EFFETTI SUL FETO

«L’utilizzo di farmaci antidepressivi, fortunatamente, si rende necessario in una percentuale piuttosto esigua - precisa Mauro Mauri -, non oltre il 10% dei casi. Certo, l’uso dei farmaci resta significativo laddove le donne gravide abbiano precedenti per depressione e, soprattutto, nel caso in cui siano rimaste incinte mentre erano già in terapia. Gli antidepressivi di oggi hanno un impatto molto modesto: gran parte di questi non aumentano il rischio di malformazioni che possono portare, ad esempio, a patologie cardiache o neurologiche. Si parla del 3-4% dei neonati, percentuale sovrapponibile nella popolazione generale. Più problematici sembrano essere gli stabilizzatori dell’umore o i farmaci usati per altri tipi di patologie come i farmaci antiepilettici che sono quelli, purtroppo, a maggior rischio».

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