«Sulla base delle ultime valutazioni, annullare o spostare dal Brasile la prossima edizione delle Olimpiadi non avrebbe alcun impatto sulla diffusione internazionale del virus Zika». Margaret Chan, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sgombera il campo dai dubbi.
Il virus responsabile dell’aumento dei casi di microcefalia è presente in Brasile, come in altri sessanta Paesi del mondo (di cui 39 nel solo continente americano).
Ma questo non vuol dire che non si possa andare nello stato sudamericano in occasione della prossima manifestazione sportiva. «Basta seguire i consigli di viaggio che diffondiamo dall’inizio dell’epidemia», afferma Chan, che con questo messaggio ha voluto rispondere all’appello con cui 125 scienziati nei giorni scorsi avevano chiesto di rimandare l’evento.
BRASILE DA EVITARE PER LE DONNE INCINTE
D’altronde, in tutti questi mesi, il flusso di turisti verso il Brasile non ha subito una flessione significativa. Né la scelta di continuare a recarsi, per piacere o per lavoro, sull’altra sponda dell’Atlantico ha contribuito a una diffusione difficile da controllare del virus anche in Paesi non coinvolti dall’epidemia. Via libera dunque ai viaggi in Brasile anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con la conferma di una restrizione: «Le donne in gravidanza dovrebbero evitare di recarsi in aree del pianeta in cui è in corso la trasmissione del virus»: dunque anche in Brasile.
L’assunto scientifico che è alla base di questa raccomandazione è chiaro: l’infezione è pericolosa se contratta in gravidanza perché espone il feto al rischio di sviluppare la microcefalia. In tutti gli altri casi l’infezione provoca dei sintomi molto simili a quelli di qualsiasi altra forma influenzale
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