Glioblastoma: la sopravvivenza aumenta se la chirurgia è più estesa
L'asportazione della massa di un glioblastoma deve essere più estesa possibile. Ma occorre anche tenere conto della qualità di vita dei pazienti
Quando si opera un paziente affetto da un glioblastoma, occorre asportare la più ampia area cerebrale possibile. Pur non garantendo la guarigione completa, questo primo passo offre al paziente maggiori speranze per il futuro: indipendentemente dalla sua età e dalle caratteristiche molecolari della malattia. Il resto lo si cercherà di fare con le terapie adiuvanti, dal momento che in ogni caso la sola chirurgia non è mai sufficiente contro il più aggressivo tumore cerebrale che può colpire gli adulti.
GLIOBLASTOMA: L'IMPORTANZA DI UNA CHIRURGIA ESTESA
A confermare che sia questo l'approccio più efficace è uno studio pubblicato sulla rivista Jama Oncology, in cui un gruppo di ricercatori statunitensi ha confrontato i tassi di sopravvivenza di tre gruppi di pazienti sulla base dell'estensione dell'area rimossa durante l'intervento. Tra i pazienti oggetto dello studio, operati tra il 1997 e il 2007, gli autori ne hanno identificati 62: operati in maniera radicale, prima di ricevere una terapia adiuvante (radio e chemioterapia). In questi casi, la sopravvivenza media è stata di poco superiore a tre anni. Mentre i pazienti che avevano ricevuto le stesse cure, dopo essere stati però sottoposti a un intervento meno radicale, erano rimasti in vita per un periodo di 16 mesi. Un divario che, secondo gli autori, conferma «quanto sia importante raggiungere l'estensione massima della resezione quando si opera un paziente con un glioblastoma».
PERCHE' E' IMPORTANTE CURARSI DOVE SI FA ANCHE RICERCA?