Tumore del colon-retto: tre mesi di chemioterapia possono bastare
L'indicazione è valida per i pazienti già operati per un tumore del colon-retto al terzo stadio, ma a basso rischio di recidiva. In questo modo si mitigano gli effetti neurotossici della chemioterapia
Al primo posto c'è sempre l'intervento chirurgico, necessario per rimuovere un tumore del colon dal corpo di un paziente. A seguire la chemioterapia, indicata per eliminare eventuali cellule tumorali residue e ridurre il rischio di una recidiva.
I trattamenti standard per le neoplasie al terzo stadio (in cui la malattia ha già colpito uno o più linfonodi situati vicino all'intestino) sono di norma della durata di sei mesi. Ma le evidenze raccolte negli ultimi dieci anni appaiono solide al punto da poter lasciar immaginare un dimezzamento temporale.
La chemioterapia, per questi pazienti, potrebbe presto limitarsi a tre mesi: senza che ciò intacchi i benefici. Non è un aspetto di poco conto, perché gli effetti collaterali non sono trascurabili.
A lasciare immaginare un simile scenario è un lavoro pubblicato sul New England Journal of Medicine, che riporta nero su bianco i dati già presentati in occasione del congresso Asco del 2017.
Gli autori, tra cui gli italiani Alberto Sobrero (direttore dell'oncologia medica del policlinico San Martino di Genova) e Roberto Labianca (direttore del Cancer center dell'ospedale Giovanni XXIII di Bergamo), hanno raccolto le informazioni relative a quasi tredicimila pazienti, già arruolati in sei studi randomizzati condotti per valutare se il trattamento chemioterapico di tre mesi avesse la stessa efficacia di quello di sei: rispondente alle attuali linee guida per il trattamento del tumore del colon-retto al terzo stadio.
Obiettivo del loro lavoro - s'è trattato di una metanalisi, di fatto - era andare oltre l'esito dei singoli studi per provare a tirare le somme circa la possibilità di accorciare i tempi della terapia. Dai risultati è emerso che uno dei due schemi chemioterapici utilizzati in questi pazienti - il cosiddetto Capox: con una combinazione di oxaliplatino e capecitabina - è risultato avere la stessa efficacia tanto con tre mesi di trattamento quanto con sei.
L'evidenza ha riguardato i pazienti a basso rischio di recidiva, che corrispondono all'incirca al settanta per cento di tutti coloro che s'ammalano di un tumore del colon di stadio 3. Nello specifico, in questo gruppo rientrano coloro che hanno valori del parametro «T» (rappresenta l'estensione della malattia rimossa chirurgicamente) compresi tra 1 e 3 e del parametro «N» (più è basso, minore è il umero di linfonodi interessati dalla malattia) non superiore a 1.