I tumori della tiroide in età pediatrica sono in costante aumento in tutta Europa. L’Italia, purtroppo, è al primo posto con l’incidenza più elevata tra i vari paesi. Quali possono essere le cause responsabili di questo andamento? Come agire nella pratica clinica per limitare esiti negativi e molto impattanti sulla vita dei più piccoli?
LA SITUAZIONE ATTUALE
L’andamento epidemiologico del tumore della tiroide in età pediatrica nei vari paesi europei è stato riportato in un recente studio pubblicato sulla rivista European Journal of Pediatrics, dove sono stati raccolti i dati degli ultimi trent'anni, monitorando la situazione fino al 2020. L’incidenza del tumore pediatrico alla tiroide nei paesi dell’est Europa, ovvero quelli maggiormente colpiti dall'incidente nucleare di Chernobyl, avvenuto nel 1986, è andata aumentando fino ai primi anni duemila; successivamente è seguita una diminuzione fino ad allinearsi alla media europea.
In generale, l’indagine ha rilevato un incremento progressivo del tumore alla tiroide negli ultimi anni in tutta Europa, soprattutto nei giovani, in particolare di sesso femminile tra i 14 e i 18 anni.
«Nel 2020, nella popolazione femminile – precisa Claudio Spinelli, professore ordinario di Chirurgia Pediatrica e Infantile all’Università di Pisa – l’incidenza più alta è stata registrata in Italia con 17,3 casi su 100.000 abitanti, seguita da Cipro con 14,1 e dalla Croazia con 8,4. A seguire ancora, Francia e Bielorussia con circa 7,5 casi su 100.000 abitanti. Nella popolazione maschile, invece, l’incidenza è nettamente inferiore: in Italia, ad esempio, si parla di 4,5 casi su 100.000, a Cipro di 6,1 casi e in Bielorussia di 3 casi. Questi dati trovano riscontro nella pratica clinica: negli anni ‘80-’90 i casi che operavamo per tumore alla tiroide nei bambini erano limitatissimi. A partire dagli anni successivi, invece, il numero dei bambini operati per tumori tiroidei è andato aumentando, questo fatto induce profonde riflessioni».







