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Oncologia

Vaccino HPV: quando la diffidenza frena la prevenzione

L'ingiustificata diffidenza frena l'aumento delle coperture. Sette genitori su dieci ritengono il vaccino poco utile. I risultati del progetto Perch presentati all'Istituto Superiore di Sanità

Il vaccino contro l’HPV potrebbe prevenire quasi tremila morti l’anno in Italia legate ai tumori causati dall’infezione. Eppure la copertura resta bassa. Solo circa metà dei ragazzi e delle ragazze sotto i 12 anni è protetta. A pesare sono soprattutto disinformazione e sottovalutazione del rischio: sette genitori su dieci ritengono il vaccino poco utile, otto su dieci non considerano l’infezione una minaccia seria. È quanto emerge dai dati presentati durante il convegno “Promuovere la Salute, Educare alla Prevenzione: il Ruolo Condiviso contro l'HPV” ospitato presso l’Istituto Superiore di Sanità.

CHE COS’È L’HPV E PERCHÉ È UN PROBLEMA ONCOLOGICO

La maggior parte dei tumori deriva da una combinazione di fattori genetici e comportamentali. In alcune neoplasie, però, il ruolo causale delle infezioni virali è ben documentato, come accade per l’HPV. Alcune varianti ad alto rischio del papillomavirus sono infatti responsabili di quasi tutti i tumori della cervice uterina. L’infezione contribuisce inoltre a una quota rilevante di tumori dell’orofaringe (circa 32–36%), oltre a quelli anali e del pene. Contrarre il virus non equivale automaticamente a sviluppare un tumore, ma la relazione di causa tra infezione e malattia oncologica è solida e dimostrata.

IL RUOLO DELLA VACCINAZIONE

Proprio perché il legame tra infezione da HPV e sviluppo del tumore è ben definito, negli anni sono stati sviluppati vaccini mirati contro il virus. Di papillomavirus esistono infatti circa 100 tipi diversi: alcuni causano lesioni benigne, come i condilomi, altri sono associati a alterazioni cellulari che possono evolvere in tumori. È su queste varianti ad alto rischio che agisce la vaccinazione, capace di neutralizzare il virus e ridurre in modo significativo la probabilità di malattia oncologica, una relazione di causalità che è valsa il premio Nobel nel 2008 a Harald zur Hausen.
Somministrata prima dell’inizio dell’attività sessuale, idealmente tra 9 e 14 anni, la vaccinazione rappresenta uno degli strumenti più efficaci di prevenzione oncologica primaria. In Italia il vaccino, attualmente previsto in due dosi, è offerto gratuitamente a ragazze e ragazzi nel dodicesimo anno di età.

IL PERCHÉ DI TANTA DIFFIDENZA

Ma nonostante lo straordinario successo nel ridurre drasticamente le probabilità di sviluppare la malattia, la vaccinazione contro HPV è ancora poco diffusa. Emblematici i dati sulle coperture: nessuna regione ha raggiunto il target del 95%. Le percentuali oscillano dal 77% della Lombardia al 23% della Sicilia. Una scarsa adesione figlia soprattutto delle decisioni dei genitori. Ad indagare la bassa propensione è stato il progetto europeo Perch, appena concluso, di cui l’ISS è stato capofila italiano. Alla scarsa fiducia nell’efficacia del vaccino si aggiungono dubbi sulla sicurezza, con il 40% dei genitori intervistati che dichiara di temere effetti avversi. A questo si sommano le difficoltà nel raggiungere i centri vaccinali, percepite dal 70% degli intervistati, e il fatto che 6 genitori su 10 non sappiano che il vaccino è gratuito.

«I motivi della bassa diffusione della vaccinazione sono legati soprattutto a una consapevolezza non sempre completa sulla pericolosità del virus e sul suo legame con lo sviluppo di tumori che causano migliaia di morti – spiega Raffaella Bucciardini, responsabile scientifica del progetto Perch –. A questo si aggiungono timori legati alla sicurezza del vaccino e ai possibili effetti collaterali. La fiducia nella sua efficacia è invece generalmente buona. Il lavoro è quindi, innanzitutto, quello di capovolgere queste percezioni attraverso un’informazione corretta e basata su evidenze».

PORTARE IL VACCINO A SCUOLA FUNZIONA

Tra le modalità per cercare di colmare il gap e recuperare il più possibile le vaccinazioni, la scuola potrebbe ricoprire un ruolo fondamentale. Durante il congresso sono stati infatti presentati i dati del progetto pilota della Regione Puglia, coordinato da Michele Conversano: in 29 scuole la copertura del ciclo completo negli 11–12enni è salita dal 57% al 73% nelle ragazze e dal 45% al 67,4% nei ragazzi. Un intervento semplice, capace di ridurre le barriere pratiche e intercettare le famiglie nel momento giusto.

SEMPLIFICARE DOVE POSSIBILE

Sul fronte dell’HPV, però, arrivano anche segnali incoraggianti. Come raccontato in questo nostro approfondimento, il più grande studio finora condotto sul tema indica che una singola dose di vaccino è risultata non inferiore al ciclo a due dosi nel prevenire le infezioni persistenti da HPV 16 e 18, i ceppi più strettamente associati allo sviluppo dei tumori. Dati che suggeriscono come una eventuale semplificazione del calendario vaccinale potrebbe rivelarsi utile, soprattutto nei contesti in cui l’accesso ai servizi è più complesso, senza compromettere l’efficacia della protezione.

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