Celiachia: meno rischi se si anticipa lo svezzamento
È la conclusione a cui è giunta un’ampia ricerca svedese. Somministrando il glutine entro i primi sei mesi di vita del neonato, si riduce l’insorgenza dell’intolleranza fino ai 12 anni di età
È possibile che inserendo il glutine nella dieta del neonato entro i primi sei mesi di vita si possa ridurre l'incidenza della celiachia? L’ipotesi, del tutto esclusa fino a un decennio fa, è stata rivalutata da uno studio pubblicato su Pediatrics.
Dal lavoro realizzato da un gruppo di ricercatori svedesi del dipartimento di sanità pubblica e medicina clinica dell'università di Umeå, è emerso come l’ingestione di glutine a partire dal quinto mese di vita limiterebbe lo sviluppo della celiachia, in soggetti geneticamente predisposti, entro i 12 anni. «Nella pubblicazione non si fa riferimento alle diagnosi in età adulta, ma su un campione ampio si è visto come l'allattamento al seno, combinato alla somministrazione di glutine, riduca l'insorgenza della malattia», commenta Luca Elli, responsabile del centro celiachia del policlinico di Milano.
La ricerca è stata condotta su oltre 14 mila bambini, al compimento del dodicesimo anno di età: poco più della metà erano nati nel 1993, 5712 nel 1997. Significativa si è rivelata la differenza tra i due gruppi, considerata l'epidemia di celiachia registrata in Svezia (tra i Paesi con il più alto tasso di intolleranza, dovuta probabilmente a fattori epigenetici) tra il 1984 e il 1996. Nei dodici anni in cui i pediatri raccomandavano di introdurre il glutine nell'alimentazione del neonato dopo il sesto mese, l'incidenza della malattia aumentò di quattro volte rispetto al normale. Il numero inferiore di diagnosi tra i nati nel 1997, un anno dopo aver fatto la revisione delle linee guida, ha convinto i ricercatori dell’attendibilità dei dati osservati.
LA DIETA PRIVA DI GLUTINE E' DANNOSA PER CHI NON E' CELIACO?