Le persone con obesità non affrontano soltanto un aumentato rischio di complicanze legate alla salute, ma anche conseguenze psicologiche legate allo stigma del peso corporeo. Con il termine stigma si intendono pregiudizio e discriminazione. Il primo attribuisce senza prove caratteristiche negative come pigrizia, golosità, scarsa forza di volontà, la seconda si traduce in comportamenti concreti di esclusione e svantaggio.
In una società che continua a proporre la magrezza come ideale di bellezza e successo, lo stigma del peso è diventato universale e persistente, documentato in tutti i settori sociali e in crescita, nonostante l’aumento della prevalenza dell’obesità.
UN PROBLEMA COLLETTIVO
Lo stigma incide sulla costruzione dell’identità, sull’autostima e sul senso di autoefficacia di chi lo subisce, ma non è solo una questione individuale. Coinvolge l’intera comunità, influenza le politiche di salute pubblica, l’accesso alle cure e perfino la ricerca scientifica.
Tra gli adulti con obesità, la prevalenza dello stigma varia dal 19% al 42%, con percentuali più elevate tra le persone con indice di massa corporea (BMI) più alto e tra le donne. Circa la metà degli adulti con sovrappeso o obesità interiorizza lo stigma, soprattutto chi sta cercando di intraprendere un percorso di cura, facendo propri quei giudizi, convincendosi che siano veri. È un passaggio pericoloso, perché può ostacolare la richiesta di aiuto e compromettere l’aderenza ai trattamenti.
QUANDO LO STIGMA INIZIA PRESTO
Il fenomeno riguarda anche l’età pediatrica. Bambini e adolescenti sono spesso stigmatizzati fin dai primi anni di vita, talvolta inconsapevolmente anche dai propri genitori. Nei bambini tra i 9 e i 14 anni è stata osservata una correlazione diretta tra la frequenza di commenti negativi sul peso in ambito familiare e l’interiorizzazione dello stigma. Quando questi commenti superano le nove volte in tre mesi, il rischio di sviluppare stigma interiorizzato aumenta di oltre otto volte.
Gli adolescenti riferiscono soprattutto la sofferenza legata ai coetanei, ma le parole e gli atteggiamenti critici provenienti dalla famiglia, dagli insegnanti o dagli operatori sanitari possono essere altrettanto dolorosi, con effetti a lungo termine sulla salute psicologica e fisica.
DOVE NASCE LO STIGMA?
I media rappresentano una fonte importante di stigma. Oltre due terzi delle immagini legate all’obesità non suscitano empatia e risultano stigmatizzanti, rafforzando l’idea che l’eccesso di peso sia esclusivamente una responsabilità individuale.
Anche il contesto sanitario non è immune. Episodi di discriminazione sono stati segnalati tra operatori sanitari in diversi Paesi, Italia compresa, tra professionisti delle cure primarie, pediatri, specialisti, dietisti, infermieri e ricercatori.
Questo è un punto cruciale: quando il pregiudizio entra negli ambulatori, può compromettere la relazione di cura. La paura di essere giudicati porta alcune persone a evitare controlli e percorsi terapeutici, con un impatto concreto sulla salute.
LA FAMIGLIA E I PERCORSI DI CURA
Recentemente l’European Childhood Obesity Group ha sottolineato come, nei percorsi di cura del peso, possano emergere conflitti familiari, prese in giro e derisioni che finiscono per ostacolare il trattamento e favorirne l’abbandono. Avviare una terapia comportamentale familiare per l’eccesso di peso senza affrontare il tema dello stigma rischia di rinforzare sensi di colpa e vergogna, rendendo più difficile il cambiamento. I pediatri sono chiamati ad aiutare le famiglie a sostenere i figli senza trasformarsi, anche involontariamente, in fonte di colpa.
LE 10 RACCOMANDAZIONI DEGLI ESPERTI
Per contrastare lo stigma del peso, soprattutto in età pediatrica, le principali società scientifiche dell’area pediatrica, dell’obesità e della nutrizione hanno elaborato un documento con dieci indicazioni operative per promuovere una cultura sanitaria e sociale libera da pregiudizi. Il testo propone definizioni condivise e raccomandazioni pratiche per usare un linguaggio rispettoso, rendere più accoglienti i percorsi di cura e adottare un approccio clinico ed educativo più consapevole.
- Riconoscere l’obesità come malattia cronica, meritevole di cure adeguate, al pari delle altre malattie croniche.
- Offrire percorsi di cura adeguati e personalizzati. Valutare ogni bambino con attenzione e rispetto, utilizzando strumenti appropriati e comunicando la diagnosi senza giudizio, evidenziando la natura complessa dell’obesità. Considerare anche gli aspetti psicologici, eventuali esperienze di stigma e il rapporto con l’immagine corporea. Costruire un’alleanza terapeutica con la famiglia, definendo un piano sostenibile e monitorando nel tempo non solo il peso, ma anche il benessere e i comportamenti. Intercettare episodi di bullismo e, nei casi più complessi, indirizzare ai centri specialistici accompagnando il percorso di cura.
- Garantire strutture adeguate. Richiedere a tutte le strutture accreditate di occuparsi della cura dell’obesità e dotarsi di strumentazione adeguata (sedie, lettini, bilance) per garantire i percorsi diagnostici e terapeutici adatti per le diverse età.
- Rafforzare la formazione dei professionisti. Garantire formazione completa dei sanitari sull’obesità infantile, comprese le sue cause e lo stigma del corpo per cambiarne la narrazione tradizionale, e sulla prevenzione dell’obesità e sovrappeso in età evolutiva.
- Riconoscere e contrastare lo stigma. Promuovere consapevolezza sullo stigma, anche tra i professionisti sanitari, attraverso strumenti di valutazione e percorsi formativi specifici, sia pre sia post laurea e specializzazione.
- Diffondere una cultura anti-stigma in tutti i contesti. Promuovere ambienti sanitari, scolastici, politici e mediatici più inclusivi, cambiando linguaggio, immagini e modalità di comunicazione.
- Prestare attenzione al linguaggio nei media. Valutare con cura parole e immagini utilizzate in articoli, interviste e servizi, diffondendo la cultura della lotta allo stigma nei media.
- Evitare campagne sull’obesità stigmatizzanti e centrate sul peso. Promuovere iniziative di prevenzione che non colpevolizzino, ma siano orientate alla salute e al benessere dei bambini.
- Investire nella ricerca. Finanziare la ricerca sulla cura dell’Obesità in maniera proporzionale alla sua prevalenza e al suo impatto sulla salute.
- Sostenere politiche forti per proibire lo stigma sul peso.


