I bambini nati in provetta non corrono maggior rischio di tumore
Uno studio inglese cancella i dubbi sulla fecondazione assistita e la salute dei bambini. Dietro ad eventuali complicanze soprattutto l’età elevata delle madri
Nessun dubbio, ormai: le metodiche di procreazione medicalmente assistita sono sicure, almeno per quel che riguarda il rischio per il nascituro di sviluppare tumori. Se fino a poco tempo fa c’era chi parlava di possibili conseguenze negative in seguito al ricorso a metodiche di fecondazione artificiale, oggi non c’è più alcun dubbio: almeno rispetto alle neoplasie. Il neonato potrà nascere in anticipo e sottopeso, ma senza correre rischi maggiori rispetto ai bambini concepiti naturalmente.
A fare chiarezza è stato uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. Se precedenti ricerche avevano evidenziato un rischio più alto per il neonato di sviluppare, nel corso della vita, alcune forme tumorali, questa pubblicazione chiude la porta ai sospetti. Indagando fino al compimento del quindicesimo anno di età su un’ampia popolazione di bambini - oltre 105mila - nati in Gran Bretagna tra il 1992 e il 2008, i ricercatori inglesi hanno escluso l’ipotesi di vedere aumentato il rischio di sviluppare alcune neoplasie: tra cui leucemie, neuroblastomi, retinoblastomi, tumori renali e del sistema nervoso centrale. Irrilevante è stata la differenza notata rispetto alla previsione di malattia: 108 casi di tumori identificati rispetto ai 109 attesi. Il rischio è rimasto più alto soltanto per l’epatoblastoma e il rabdomiosarcoma, con il primo collegato alla maggiore probabilità di avere basso peso del neonato alla nascita e dunque condivisibile anche con i bambini nati prematuri da una normale gravidanza.
TUMORE AL SENO: GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO SONO POSSIBILI DOPO LA MALATTIA?