Durante la consegna dei Grant 2016, i consigli degli esperti alla nuova leva di scienziati e l'invito a non perdere l'entusiasmo. Riconosciuta una menzione speciale in ricordo di Angelo Cicalese

Veronesi: «Ragazzi, abbiate fantasia e siate curiosi»

Fantasia. È la parola usata da tutti i relatori, eppure si trattava dell’assegnazione di borse per la ricerca scientifica. E un’altra parola: curiosità. «Abbiate fantasia e siate sempre curiosi», è il messaggio inviato ai 165 ricercatori dagli scienziati seduti al fianco di Umberto Veronesi. Un appello che richiama quello famoso di Steve Jobs: «Siate folli e sempre affamati».

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OLTRE MILLE BORSE CONSEGNATE IN 12 ANNI

La cerimonia per la consegna delle borse di ricerca della Fondazione Umberto Veronesi svoltasi a Milano non ha avuto nulla di burocratico o di scontato. Nel nuovo e avveniristico Pavilion dell’Unicredit, tutto in doghe di legno, nella piazza Gae Aulenti tra i nuovi grattacieli, nessuno degli scienziati presenti ha fatto discorsi di «occasione». Dopo i saluti di Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia («Qui ci sono 13 università e 500 centri di ricerca pubblici e privati») e di Cristina Tajani, assessore all’Università e Ricerca del Comune di Milano in rappresentanza del sindaco Giuliano Pisapia, è stata la volta del professor Umberto Veronesi, al centro del tavolo dei relatori (a moderare gli interventi la giornalista e scrittrice Eliana Liotta). Il grande chirurgo ha ricordato che sono ormai più di mille le borse di ricerca consegnate dalla sua Fondazione. E, con orgoglio, ha sottolineato che i tre quarti dei premiati sono donne: «Noi crediamo nelle loro capacità». Punto altrettanto centrale: «Quando si parla tanto di fuga di cervelli, noi attiriamo ricercatori da 21 Paesi del mondo, da paesi in difficoltà come Afghanistan e Guinea, ma anche da Stati Uniti, Olanda e Russia».

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IL FUTURO NELLA MEDICINA PERSONALIZZATA 

Umberto Veronesi ha fatto presente che ormai c’è un gruppo di materie che si intersecano forzatamente nella ricerca: «Le riassumono con il termine “Grins”: genetica, robotica, informatica, neuroscienze, statistica», ha detto. Finendo con un: «Ora tocca a voi, ragazzi!». Su questo terreno, Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto italiano di Tecnologia di Genova, ha spiegato: «Oggi si sperimenta un farmaco come si fa con un’auto. Discipline che dieci anni fa erano distanti tra loro, ora si incrociano, non possono prescindere l’una dall’altra. Dobbiamo imparare a lavorare insieme per costruire un “dizionario della natura”». Ardua la sfida? Certo. «Vi aspetta una vita dura, ma entusiasmante, fantastica», ha concluso. Entusiasta anche la relazione di Pier Giuseppe Pelicci, direttore e della Ricerca all’Istituto europeo di Oncologia (Ieo) di Milano: «Clamorosa è la svolta che ha imboccato la medicina. Finora era basata sui sintomi della malattia, la sua “faccia”, mentre oggi con lo sviluppo della genetica cerchiamo le “cause”, i cosiddetti meccanismi di malattia. Ed è basata sull’individuo: perché non ci sono due Dna uguali al mondo, quindi non due persone identiche. Perciò parliamo di medicina personalizzata». Paolo Corradini, direttore del Dipartimento di oncologia ed emato-oncologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano all’Università di Milano e direttore della scuola di specializzazione di ematologia all’Università Statale, ha portato alcuni esempi della maggiore efficacia della terapia personalizzata rispetto alle cure tradizionali. Ha sottolineato che l'immunologiafino a poco fa relegata all’area dei vaccini, sta conoscendo una stagione d’oro. E ha esortato: «C’è molto bisogno di ricerca accademica, lontana dai laboratori delle ditte farmaceutiche». Finendo con un «vi auguro di restare curiosi sempre».

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QUATTRO LE AREE DI RICERCA SOSTENUTE 

Hanno poi preso la parola tre esponenti del Comitato Scientifico della Fondazione che hanno dovuto scegliere i 165 da premiare con la borsa tra le centinaia di domande pervenute: la presidente Chiara Tonelli (professore di genetica all’Università di Milano), Maria Benedetti Donati (direttore del laboratorio di Medicina Traslazionale al Neuromed di Pozzilli, Iseernia), Michela Matteoli, direttore del dipartimento di neuroscienze dell’Istituto Humanitas di Milano). Ed ecco finalmente la premiazione. Uno alla volta i giovani scienziati hanno sfilato per ritirare il diploma ed essere immortalati con una foto in quel prestigioso contesto. I ricercatori sono suddivisi secondo quattro aree di indirizzo medico: oncologia, neuroscienze, cardiologia, nutrigenomica eprevenzione delle malattie. A questi occorre aggiungere i dottorandi di ricerca della Scuola Europea di Medicina Molecolare (SEMM). Totale: 165 ricercatori sostenuti per un intero anno di lavoro. Una borsa - come si evince dalla foto, scattata (come tutte le altre) da Roberto De Riccardis - è stata intitolata a un appassionato borsista della Fondazione Umberto Veronesi scomparso improvvisamente nell’agosto scorso, Angelo Cicalese. Anche alla sua memoria, al suo fervore, sono andati i caldi applausi che hanno concluso la cerimonia.