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Coronavirus: perché è scattata l'emergenza sanitaria globale

Cosa comporta l'emergenza proclamata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità? Un'azione coordinata è necessaria per contenere l'epidemia

Con l'emergenza sanitaria globale dichiarata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, la gestione dell'epidemia provocata dal coronavirus (2019-nCoV) ha raggiunto il massimo livello di guardia. La decisione della più alta autorità sanitaria mondiale - seguita un paio d'ore dopo dalla notizia dei primi due contagi registrati in Italia - è stata obbligata. «L'evoluzione si è resa necessaria alla luce della diffusione di casi al di fuori della Cina», è quanto affermato nelle ultime ore da Cristiana Salvi, responsabile delle relazioni esterne emergenze sanitarie dell'ufficio europeo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. In un giorno, dunque, non è che sia cambiata la dimensione dell'epidemia. «Ma in questo modo possiamo rispondere diversamente, dando delle indicazioni che tutti i Paesi membri sono tenuti a rispettare». 

EMERGENZA SANITARIA: UNA SCELTA QUASI OBBLIGATA

L'innalzamento del livello di allerta - approdo non scontato, alla luce di un approccio inizialmente più prudente da parte dell'agenzia sanitaria delle Nazioni Unite - si è reso necessario alla luce della diffusione del virus al di fuori dei confini della Cina: con 18 Paesi coinvolti, quasi cento i casi accertati. Di fronte a un simile scenario, che presenta le caratteristiche di «un evento straordinario» che minaccia di rappresentare «un rischio per la salute pubblica degli altri Stati attraverso la diffusione internazionale del contagio» e che richiede «una risposta coordinata a livello internazionale», l'emergenza sanitaria globale era l'unica soluzione possibile. La gravità del problema, assieme al suo manifestarsi in maniera inattesa e improvvisa, ha richiesto un'azione internazionale immediata. La misura, valida per tutti i 193 Paesi aderenti all'Organizzazione Mondiale della Sanità, è stata potenziata in Italia con lo stop ai voli da e per la Cina e con la dichiarazione dello stato di emergenza. Al di là dei casi registrati a Roma, si tratta di scelte precauzionali «uniche nel panorama internazionale», come affermato dal ministro della Salute Roberto Speranza.

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