La parola d’ordine, che poi è anche il trait d’union tra la medicina e l’innovazione digitale, è riprogrammare. Già oggi, possiamo riprogrammare tutto: la vita di una cellula somatica o di una germinale, di un neurone o di una staminale totipotente. Ma la riprogrammazione, in futuro, non riguarderà soltanto la vita umana. Arriverà il momento in cui saremo in grado di generare in un laboratorio un intero ecosistema, al fine di scoprire tutte le forme in esso viventi. «Il digitale è ormai un componente della nostra vita», afferma Giuseppe Testa, direttore del laboratorio di epigenetica delle cellule staminali all’Istituto Europeo di Oncologia e docente di biologia molecolare all’Università Statale di Milano.
IL DIGITALE COME PARTE DI NOI
Protagonista del suo intervento nel corso della dodicesima edizione della conferenza The Future of Science - organizzata dalla Fondazione Umberto Veronesi in collaborazione con la Fondazione Cini e la Fondazione Silvio Tronchetti Provera - è stato il tema della digitalizzazione della vita. Un progetto che non è più «esterno» all’uomo, ma che si incrocia ogni giorno con la sua esistenza. I due mondi, quello reale e quello digitale, da paralleli sono già divenuti convergenti. Conoscenza, socialità e studio delle forme viventi oggi dipendono dal mondo digitale. «Lo sviluppo della biomedicina negli ultimi trent’anni è stato accompagnato da un crescente sguardo sui fenomeni della vita, a partire dal Dna», racconta Testa. «Oggi trattiamo una cellula come un fenomeno digitale. La studiamo analizzando l’espressione dei singoli geni che la compongono. E partendo dall’elemento base della vita, cerchiamo di salire ai livelli più alti della biologia: i tessuti, gli organi, gli ecosistemi. Un percorso che è divenuto concreto grazie all’introduzione della tecnologia, che ci permette anche di stoccare tutti i dati raccolti e di consultarli da qualunque parte del mondo». Lo sguardo digitale, secondo l'esperto, «rende misurabile il nostro stato di salute a tutti i livelli». Di fatto è come se fossimo in grado di riprodurre la nostra vita in un avatar, più funzionale sul piano dell’indagine e della sperimentazione.







