Il melanoma è un tumore della pelle che origina dai melanociti, le cellule pigmentate responsabili della carnagione e del colore della pelle. I melanociti, in condizioni normali, hanno il compito di produrre melanina (un pigmento in grado di schermare e proteggere dall’azione della luce ultravioletta proveniente dai raggi solari) e i nei (o nevi) non sono altro che agglomerati di melanociti che producono e accumulano melanina.
In alcuni casi, tuttavia, un nevo può presentare delle caratteristiche atipiche come asimmetria della forma, bordi irregolari, colore variabile, dimensioni in aumento (sia in larghezza sia in spessore). In questi casi, è necessario un controllo e una valutazione medica. Il tempismo è fondamentale. Se i melanomi diagnosticati con uno spessore inferiore a un millimetro sono correlati con un'ottima prognosi in oltre il 90 per cento dei casi, i numeri diminuiscono progressivamente con l'aumentare dello spessore. Le terapie farmacologiche per il melanoma in fase avanzata e metastatica, come gli inibitori dei checkpoint immunitari, hanno contribuito a migliorare la prognosi per i pazienti, ma non sono privi di effetti collaterali e necessitano di ulteriori miglioramenti.
Su questi aspetti si concentra il lavoro di Maria Luigia Carbone, biotecnologa all’Istituto Dermopatico dell’Immacolata IDI-IRCCS di Roma, che sta conducendo il suo progetto di ricerca sul melanoma grazie al sostegno di una borsa di ricerca di Fondazione Umberto Veronesi.






