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Cardiologia

Trombosi venosa: per quanto tempo indossare le calze elastiche?

pubblicato il 26-01-2018
aggiornato il 04-04-2018

Lo standard è 24 mesi, ma uno studio avanza l'ipotesi di trattamenti su misura per ridurre il rischio di sindrome post-trombotica dopo una trombosi venosa profonda

Trombosi venosa: per quanto tempo indossare le calze elastiche?

Chi ha avuto una trombosi venosa, se l'è sentito dire subito dallo specialista: da quel momento in avanti avrebbe dovuto indossare la calza elastica, considerata un valido supporto per aiutare il sangue a scorrere di nuovo rapidamente e lo si trattiene dal formare trombi. Per quanto tempo? Per almeno due anni, sono stati finora concordi gli specialisti. Ma in realtà gli stessi benefici potrebbero essere ottenuti anche in sei mesi, purché però nessuno decida in autonomia. La valutazione rimane infatti comunque di competenza del chirurgo vascolare che segue il paziente colpito da una trombosi.


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PER QUANTO TEMPO INDOSSARE LE CALZE ELASTICHE?

L'opportunità emerge da uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet Haematology, che ha evidenziato come una terapia personalizzata di durata inferiore possa determinare lo stesso beneficio di quella standard. I ricercatori, sotto l'egida del dipartimento di medicina cardiovascolare dell'Università di Maastricht, hanno arruolato 865 pazienti (senza una precedente insufficienza venosa), poi suddivisi in maniera casuale in due gruppi: al fine di valutare la differenze nell'esito terapeutico, con un trattamento con le calze elastiche variabile e uno standard di 24 mesi. L'incidenza della sindrome post-trombotica - ovvero l'alterazione del circolo venoso profondo degli arti inferiori dopo un episodio trombotico, che può manifestarsi anche a distanza di mesi o anni dall'evento acuto - nei due anni successivi è stata sovrapponibile: di poco inferiore al 30 per cento dei pazienti arruolati. Nel gruppo sottoposto a trattamento personalizzato il numero dei decessi è stato superiore. «Ma nessuno di questi era riconducibile all'episodio trombotico», hanno messo nero su bianco i ricercatori.

CHE COS'E' LA TROMBOSI
VENOSA PROFONDA?

TERAPIA DA CUCIRE SU MISURA DEL PAZIENTE

Tutti i pazienti arruolati nello studio hanno condiviso una durata minima di sei mesi del trattamento: consistente nell'indossare le calze elastiche compressive per i primi sei mesi successivi all'episodio trombotico, per tutto il giorno escludendo le ore notturne. Successivamente, il trattamento è stato adattato sulla base dei segni e dei sintomi clinici valutati secondo la scala di Villalta, la più utilizzata per diagnosticare e definire la sindrome post-trombotica. «Si tratta di un'evidenza preliminare, ma comunque significativa - afferma Domenico Baccellieri, coordinatore dell'area di attività assistenziale del reparto di chirurgia vascolare dell'ospedale San Raffaele di Milano -. I risultati di questo studio giungono pochi mesi dopo altri che avevano posto in discussione l'efficacia della calza elastica come strumento di prevenzione secondaria. La valenza della calza come elemento di profilassi tromboembolica non è però mai stata in discussione e oggi scopriamo come in realtà la ricanalizzazione dei tratti distali degli arti inferiori possa concretizzarsi in un tempo sensibilmente inferiore». Ciò che appare in maniera chiara dallo studio è l'impossibilità al momento di dare indicazioni valide su larga scala. «La valutazione deve riguardare ogni singolo caso, come d'altra parte dimostra il ricorso sporardico alla calza elastica per un periodo superiore ai due anni», aggiunge l'esperto.

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CHIRURGIA ENDOVASCOLARE ANCHE PER LA TROMBOSI

Un'altra prospettiva terapeutica interessante riguardante la trombosi venosa profonda è quella della chirurgia endovascolare, da diversi anni testata con successo anche per l'infarto del miocardio, le arteriopatie periferiche e l'ictus cerebrale. La possibilità di ripristinare una corretta circolazione venosa in sala operatoria - i maggiori risultati oggi disponibili sono relativi a interventi effettuati nel tratto venoso iliaco-femorale - può essere una soluzione tanto in fase acuta quanto fino ai sei mesi dopo l’evento trombotico. Anche in questo caso rimane comunque necessario seguire una terapia farmacologica successiva all’intervento: per un anno con farmaci anticoagulanti e a seguire con antiaggreganti.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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