Oncologia

«Di corsa per battere il tumore dell'ovaio»

pubblicato il 01-10-2018
aggiornato il 19-10-2018

Roberta Giammara ha ricevuto l'asportazione di entrambe le ovaie e delle tube in via preventiva (gene Brca 2 mutato). Adesso fa parte del «running team», per promuovere la prevenzione e la ricerca scientifica

«Di corsa per battere il tumore dell'ovaio»

«Mi sono operata prima che il tumore si manifestasse. Più prevenzione di così...La mia è stata quella della nuova frontiera se così posso dire, quella resa nota dalla vicenda dell’attrice Angelina Jolie, che ha deciso di sottoporsi alla mastectomia e all'ovariectomia profilattica per informare le donne. Il mio caso, relativamente alle ovaie, era simile al suo». Ride Roberta Giammara, che ha scelto di far parte delle «Pink runner» di Fondazione Umberto Veronesi.

TUMORE AL SENO E PREVENZIONE:
QUALI ESAMI FARE? 

LA STORIA

Come è andata concretamente? «Nel 2016 mi è stata trovata una mutazione del gene Brca 2, che aumenta di molto le possibilità di essere colpiti da varie forme di tumore, soprattutto del seno e dell’ovaio. Così sono entrata in un programma di sorveglianza. Ho familiarità per le malattie oncologiche da parte di mio padre». In che cosa consiste il programma di sorveglianza? «Per due anni ho fatto esami su esami e il mio ginecologo mi consigliava di togliere ovaio e utero. Meglio farlo prima della menopausa, mi diceva. Ma io, che avevo 45 anni, non mi decidevo. Poi, nel dicembre 2017, si è innalzato il valore di un marker tumorale e a maggior ragione il medico ha insistito, dicendomi che il tumore ovarico è silente e aggressivo. Così ho accettato».


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DI CORSA CON LA FONDAZIONE VERONESI

È il gennaio 2018. A Roberta vengono asportate ovaie e tube. «Un mese e mezzo dopo ero già in palestra - racconta -. Per la voglia di cancellare quel che mi era successo e tornare la Roberta di prima. Io già correvo, quindi quando sono arrivata al gruppo milanese delle Pink di Fondazione Umberto Veronesi non ero nuova della disciplina. Adesso, eccomi nel team: porto la mia esperienza diversa da tante altre e porto la voglia di promuovere eventi per raccogliere fondi. Perché è la ricerca che ci salva». Roberta Giammara, con le altre (ormai sessanta) ex pazienti, è una delle «ambasciatrici» della lotta ai tumori femminili. Portano il rosa, che è segno di femminilità e insegna della lotta al cancro nel mondo, e costituiscono il «running team», il gruppo di donne che corrono maratone, mezze maratone, percorsi cittadini in nome del nostro progetto «Pink is good». Il rosa è bello, fa bene. 

L'IMPORTANZA DELL'ATTIVITA' FISICA

Ma perché la corsa? Perché in sé esprime salute e vitalità. E le donne del team, tutte operate o comunque curate per un tumore femminile (seno, utero, ovaio), sono decise a reagire allo scoramento che una malattia del genere può indurre. Poi, perché è sostanzialmente dimostrato che l’attività fisica gioca un ruolo importante nella prevenzione del tumore, facilita la ripresa fisica dopo le terapie per malattia oncologica e aiuta sensibilmente a prevenire le possibili ricadute. «Capito perché io corro?», conclude sorridente Roberta Giammara.  


Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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