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Oncologia

Farmaci anticancro: la salute non è uguale per tutti

pubblicato il 05-02-2014
aggiornato il 26-01-2017

Lo denunciano le associazioni oncologiche italiane. Farmaci in ritardo anche di 50 mesi tra le diverse regioni

Farmaci anticancro: la salute non è uguale per tutti

Uno dei problemi che più affligge il nostro Paese è sicuramente quello della burocrazia. Un freno che secondo recenti studi costerebbe alle aziende italiane quasi 31 miliardi di euro l'anno. Ma ad essere colpiti non sono solo gli imprenditori. A farne le spese sono anche i malati. Per le lungaggini burocratiche in campo sanitario può accadere che dei farmaci oncologici salvavita siano disponibili in alcune regioni e in altre no.

Una grave situazione di disparità di accesso alle cure denunciata in occasione del convegno nazionale sulla sostenibilità promosso alla Camera da AIOM (Asscoiazione Italiana di Oncologia Medica), SIE (Società Italiana di Ematologia) e FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia).

 

COME SI REGISTRA UN FARMACO?

Tutti i farmaci ospedalieri, compresi gli antitumorali, prima di arrivare al letto del paziente devono completare una serie di passaggi. L’Autorizzazione all’immissione in commercio, nell’Unione Europea, è a carico dell'European Medicines Agency (EMA). Il passo successivo in Italia è rappresentato dalla valutazione dell'AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco. Questa, tra i vari compiti, valuta la rimborsabilità della molecola, ne decide il regime di dispensazione (fascia A, C, H) e negozia il suo prezzo con il produttore.

Un farmaco ospedaliero, però, prima di essere fisicamente disponibile nelle strutture sul territorio, deve completare un iter ulteriore, che può variare non solo da Regione a Regione, ma anche all’interno delle Aziende Sanitarie Locali. Tranciante il giudizio di Stefano Cascinu, presidente dell'AIOM: «Le varie commissioni regionali spesso non sono altro che inutili duplicati dell’agenzia regolatoria europea (EMA) e di quella italiana (AIFA). Il terzo livello di approvazione deve essere eliminato».

 

LEGGE POCO CHIARA

I complessi iter burocratici descritti possono portare alcune Regioni ad inserire nel proprio prontuario farmaci con 50 mesi di ritardo. Una vera e propria disparità regionale di accesso alle cure affrontato dallo scorso Governo attraverso il "Decreto Balduzzi”. Una norma per consentire l’accesso immediato a tutti i farmaci salvavita considerati innovativi.

«Il provvedimento – spiega Francesco De Lorenzo, presidente FAVO - avrebbe dovuto eliminare le precedenti, inaccettabili disparità di trattamento nelle varie Regioni e assicurare ovunque la disponibilità dei farmaci innovativi, riducendo la mobilità interregionale. Ma, a oggi, tutte le diseguaglianze denunciate negli anni precedenti non sono state risolte. La battaglia è stata vinta solo sulla carta, con la conseguenza che le Regioni continuano a limitare l’accesso alle terapie salvavita, indipendentemente dall’approvazione dell’AIFA.

La mancata applicazione del decreto infatti dipende da un’interpretazione limitativa del concetto di innovatività. Di fatto l’agenzia regolatoria non attribuisce questo requisito ai farmaci salvavita già in commercio. Ecco perché oggi chiediamo chiarezza sul concetto di innovatività per garantire l’accesso ai nuovi trattamenti. I malati non possono aspettare».

@danielebanfi83

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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