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Oncologia

Tumore al seno: obiettivo prevenzione 100%

pubblicato il 22-09-2015
aggiornato il 02-10-2017

Tumore al seno e prevenzione. La mammografia è il più importante strumento con il quale possiamo individuare la neoplasia. Fondamentale l'autopalpazione al seno

Tumore al seno: obiettivo prevenzione 100%

Il 30% delle donne italiane (50-69 anni) non ha mai eseguito una mammografia, pur avendo diritto a ricevere dalla propria Regione l’invito gratuito a eseguire il test che mira a scoprire in tempo utile il tumore al seno.

Così, al fine di incentivare l’organizzazione dell’esame da parte delle istituzioni competenti e favorire la partecipazione ai programmi di screening, parte Pink is Good - Prevenzione Seno: obiettivo 100%, la nuova edizione della campagna nazionale della Fondazione Umberto Veronesi.

Nel progetto risultano coinvolte anche le più importanti società scientifiche impegnate nella gestione della salute delle donne: l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo), la Società Italiana di Medicina Generale (Simg) e l’Osservatorio Nazionale Screening (Ons). 

Scopri cos’è Pink is Good, il progetto che mira a sconfiggere il tumore al seno

 

ITALIA A DUE VELOCITA’

Tumore al seno e prevenzione: quali esami fare?

Tumore al seno e prevenzione: quali esami fare?

05-10-2016
«Solo il 70% delle donne ha svolto una mammografia negli ultimi due anni - afferma Marco Zappa, epidemiologo e responsabile dell'Osservatorio nazionale screening -. Di queste il 57% ha aderito allo screening, ma con forti differenze percentuali tra i vari territori.

Dobbiamo aumentare in tutta Italia la partecipazione al test, che è garantito gratuitamente ogni due anni a tutte le donne dai 50 ai 69 anni». Non si tratta soltanto di convincere tutte le signore che ricevono l’invito ad accoglierlo e fare il test. «Molte più abitanti delle regioni centro-settentrionali ricevono l’invito a fare gratis i test che permettono di scoprire precocemente l’eventuale presenza di un tumore, mentre al Sud troppo spesso le Regioni non si organizzano e l’invito a casa non arriva».

Screening vuol dire salvezza

 

LA MAMMOGRAFIA SALVA LA VITA

Lo screening è un servizio compreso nei Livelli essenziali di assistenza, cioè nelle prestazioni sanitarie che spettano a tutti i cittadini: indipendentemente dalla regione di residenza. A oggi, tutte le donne dopo i 50 anni e prima dei 70, ogni due anni, dovrebbero ricevere la chiamata a effettuare una mammografia. «Con questo esame possiamo sconfiggere il carcinoma mammario - afferma Umberto Veronesi -. Se la malattia viene identificata nelle fasi iniziali e adeguatamente curata, la sopravvivenza può arrivare fino al 98%. Ecco perché la prevenzione è un’arma così importante per tutte le donne.

Si tratta poi di un esame sicuro e poco invasivo per il corpo femminile. Negli ultimi tre anni abbiamo avuto il 2% in più di adesioni ai programmi di screening organizzati sul territorio nazionale. È un dato incoraggiante, ma ancora insufficiente. Pigrizia, paura o noncuranza del pericolo spingono ancora troppe italiane a non svolgere i controlli. Il nostro compito è invitarle a essere più attente, a prendere coscienza di quanto la loro salute dipenda da una doverosa e consapevole attenzione personale».

A che età iniziare i controlli al seno?

 

L’IMPEGNO DELLA FONDAZIONE VERONESI

Per raggiungere l’obiettivo del 100% di adesione, la Fondazione Umberto Veronesi nelle prossime settimane distribuirà materiale informativo in tutti gli ospedali italiani, Asl, consultori e ambulatori di ginecologi e medici di famiglia. «Oggi nel nostro Paese il tumore del seno fa meno paura e ben otto pazienti su dieci riescono a sconfiggerlo - sottolinea Carmine Pinto, direttore della struttura complessa di oncologia dell’Irccs Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica -. La ricerca ha portato a terapie sempre più efficaci e “personalizzate”.

E poi c’è l’indubbio ruolo della diagnosi precoce. La mammografia è il più importante strumento con il quale possiamo individuare la neoplasia. Grazie al test la grande maggioranza dei carcinomi accertati ha dimensioni inferiori ai due centimetri.

Così possiamo intervenire subito e con la massima efficacia possibile». Fondamentale per la prevenzione del cancro del seno è anche il ruolo del ginecologo. «Tocca a noi insegnare alle donne come fare l’autopalpazione del seno, fermo restando che durante la visita ginecologica ogni specialista dovrebbe effettuare un controllo approfondito anche del seno», sostiene Paolo Scollo, direttore della divisione di ostetricia e ginecologia dell’Azienda Ospedaliera “Cannizzaro” di Catania e presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia.

Gli stranieri in Italia? Godono di buona salute

 

ATTENZIONE AI MIGRANTI

I programmi di prevenzione organizzati sul territorio sono rivolti anche alle donne di origine straniera diventate cittadine italiane, ma fra le immigrate i tassi di adesione agli screening sono critici. «Solo il 43% di loro si sottopone alla mammografia - aggiunge Claudio Cricelli, presidente nazionale della Società Italiana di Medicina Generale -. Le differenze culturali non favoriscono il ricorso agli esami preventivi. L’integrazione degli stranieri nel sistema di prevenzione del cancro deve cominciare proprio negli ambulatori dei medici di famiglia. Dobbiamo convincere anche loro a partecipare ai programmi di screening».

Il sostegno all'iniziativa del ministro Beatrice Lorenzin


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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