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Oncologia

Tumori: in Europa previsti 1,4 milioni di decessi nel 2019

pubblicato il 25-03-2019

La doppia faccia della lotta al cancro: cinque milioni le vite salvate dal 1988 a oggi, ma preoccupa il «peso» crescente dei tumori al polmone e al pancreas

Tumori: in Europa previsti 1,4 milioni di decessi nel 2019

Si ridurrà il tasso dei decessi provocati dal tumore al seno. Rimarrà stabile lo stesso dato relativo al tumore del polmone (con la conferma però di un aumento delle morti tra le donne). Mentre continuerà a crescere l’impatto del tumore del pancreas (stabile tra gli uomini, in crescita tra le donne). Complessivamente, in Europa, nel 2019 saranno all’incirca 1.4 milioni le vittime provocate da una malattia oncologica. Il dato, proveniente dal nono rapporto annuale coordinato dall’epidemiologo Carlo La Vecchia (Università degli Studi di Milano) e pubblicato sulla rivista Annals of Oncology, si conferma sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, con alcuni significativi miglioramenti dovuti all’anticipo delle diagnosi e alla messa a punto di nuove terapie. Nel complesso, i tassi di mortalità dovuti a malattie oncologiche sono calati dal 2014 a oggi: sia tra gli uomini (-6 per cento) sia tra le donne (-4 per cento). Non è questo però il caso dei tumori del polmone e del pancreas che, in ragione della scarsa specificità dei sintomi nelle fasi iniziali e dell’elevata aggressività, rappresentano la sfida più significativa (assieme al tumore del colon-retto) per il presente e per il prossimo futuro.

«QUALITA' DI CURA E RICERCA SCIENTIFICA AVANTI DI PARI PASSO» 

 

OLTRE 5 MILIONI DI VITE SALVATE DAL 1988

Stando alla ricostruzione dell'andamento delle malattie nel continente europeo, stilata partendo dai dati relativi ai decessi in possesso dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, per l'anno in corso i ricercatori hanno stimato un tasso complessivo di mortalità a causa del cancro pari a 82,9 (donne, -3,6 per cento rispetto al 2014) e 130,9 (uomini, -5,9 per cento) decessi ogni 100.000 persone. L'analisi è stata condotta per tutti i tumori e per i siti specifici dello stomaco, del colon-retto, del pancreas, del polmone, della mammella, dell'utero (inclusa la cervice), dell'ovaio, della prostata, della vescica e leucemie in entrambi i sessi. Il dato ottenuto - 1.4 milioni: 787mila uomini e 621mila donne - è nel suo complesso più elevato rispetto a quello del 2014 (1.35 milioni). Segno che, nonostante un tasso in declino, il peso della malattia (inteso come numero di decessi) continua a crescere in ragione dell'incremento della popolazione anziana. Un trend che, per dirla con La Vecchia, «continuerà in questa direzione e avrà un impatto economico crescente sui sistemi sanitari». Ma dal 1988 in avanti, oltre cinque milioni di persone sono state curate e guarite da una malattia oncologica: di cui 440mila da un tumore al seno. E, nel confronto per fasce d'età, la mortalità per molte malattie è diminuita.


TUMORE AL SENO: L'EFFICACIA DELLO SCREENING

Uno dei focus del rapporto è stato dedicato al tumore al seno, nei cui confronti, oggi, c'è un approccio molto più efficace. Merito, secondo gli esperti, della crescente adesione ai programmi nazionali di screening che hanno determinato un calo diffuso della mortalità (-16 per cento rispetto al periodo 2010-2014). A beneficiarne soprattutto le pazienti di età compresa tra i 50 e i 69 anni: quelle che nella maggior parte dei casi si sottopongono allo screening mammografico. Sensibilmente inferiore è risultato il beneficio per le donne di età variabile tra i 70 e i 79 anni, a dimostrazione che l'assistenza nei confronti di chi si ammala nel corso della terza età necessita di uno sforzo ulteriore. Se complessivamente il tasso dei decessi rispetto al 2014 calerà ovunque, lo stesso non avverrà in Polonia, dov'è stato stimato un lieve incremento (+2 per cento). Meno incoraggiante, in generale, è risultato il trend dei Paesi dell'Est Europa: un aspetto che evidenzia la necessità di migliorare la diagnosi e il trattamento della patologia in queste nazioni.

TUMORE DEL POLMONE EMERGENZA TRA LE DONNE

Se il tumore al seno, per quanto rappresenti la seconda causa di morte oncologica tra le donne, ha visto ridurre il proprio impatto sulla totalità della popolazione, opposto è stato il trend relativo al cancro del polmone, che rimane la principale causa di morte oncologica in entrambi i sessi. Per il 2019 gli esperti si aspettano 83.200 decessi tra gli uomini e 96.800 tra le donne. Ma se nel primo caso si tratta di dati che, per quanto superiori, risultano in flessione, lo stesso non si può dire per quelli registrati tra le signore (+4 per cento rispetto al 2014). Gli esperti riconoscono un colpevole: il fumo di sigaretta. «Oltre il 20 per cento della popolazione Europea adulta fa ancora uso di tabacco, mentre negli Stati Uniti si è già al di sotto del 15 per cento - afferma Matteo Malvezzi, ricercatore del dipartimento di scienze cliniche e di comunità dell’Università Statale di Milano e prima firma dell'articolo -. Servono interventi urgenti nei confronti del tabagismo nell’Unione Europea, mirati soprattutto nei confronti delle donne».


Tumore del pancreas: screening efficace per la popolazione a rischio

 

PREOCCUPA PURE IL TUMORE DEL PANCREAS

Tra i dieci siti tumorali in studio, il tumore del pancreas è l’unico a non mostrare andamenti favorevoli. Negli uomini i tassi standardizzati per età sono stimati rimanere stabili per il 2019 (45.600 morti), mentre nelle donne è previsto un aumento dell’1.6 per cento (45.100 morti). Anche in questo caso, come spiega La Vecchia, «è probabile che il trend rispecchi i diversi andamenti di prevalenza del fumo, che è il maggior fattore di rischio noto per questo tumore». A seguire, preoccupa pure l'aumento delle persone in sovrappeso e colpite dal diabete. Entrambe le condizioni sono associate alla malattia e i progressi terapeutici per questo tumore sono rallentati dalla mancanza di finanziamenti per le ricerche sulla prevenzione e il trattamento di questa malattia. «Questo anche perché, essendoci pochi pazienti vivi anni dopo una diagnosi, manca chi dia la giusta visibilità al problema», conclude lo specialista.

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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