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Pediatria

Morbillo, in Europa casi quadruplicati nel 2017

pubblicato il 26-02-2018

I dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: Italia seconda soltanto alla Romania per il numero di nuovi casi di morbillo. Oltre ventimila contagi e 35 decessi nel Vecchio Continente

Morbillo, in Europa casi quadruplicati nel 2017

Il morbillo - come già dimostrato da diverse statistiche - ha da tempo superato i livelli di guardia. Ma adesso è l'Organizzazione Mondiale della Sanità ad aver cristallizzato quanto accaduto nel 2017 in Europa, che nella realtà occidentale è il continente più colpito da questa recrudescenza, conseguente al calo complessivo delle vaccinazioni. Nonostante l'anno precedente, il 2016, avesse fatto registrare il minimo storico dei contagi (5273 casi) in tutta l'Europa, quello appena concluso è stato nefasto: 21315 le infezioni, che hanno determinato 35 decessi. Nel panorama europeo, l'Italia risulta seconda alle spalle della Romania: 5006 contro 5552 contagi. Terza l'Ucraina (4767 casi di malattia).

PERCHE' IL MORBILLO PUO' COLPIRE
ANCHE CHI E' VACCINATO?

 UNA TRAGEDIA INACCETTABILE

Oltre i numeri, ci sono storie di persone che si sono ammalate e, in alcuni casi, non sono sopravvisute. Ecco spiegate le parole di Zsuzsanna Jakab, direttore regionale europeo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. «Oltre ventimila casi di infezione e 35 vite perse rappresentano una tragedia inaccettabile. Ogni nuova persona che si ammala ci ricorda che i bambini e gli adulti non vaccinati, indipendentemente da dove vivono, corrolo il rischio di contrarre la malattia e di diffonderla ad altri che potrebbero non essere in grado di affrontare la vaccinazione. Adesso la sfida è più difficile, ma l'obiettivo non cambia: liberare i nostri bambini dal morbillo e dalla rosolia». 

LA MAPPA DEL MORBILLO IN EUROPA

L'ondata dei casi ha determinato epidemie di morbillo in 15 dei 53 Paesi passati in rassegna. Detto dei primi tre Stati della graduatoria, ampi focolai si sono registrati anche in Grecia (967 casi), Germania (927), Serbia (702), Tagikistan (649), Francia (520), Federazione russa (408), Belgio (369), Regno Unito (282), Bulgaria (167), Spagna (152) Cecenia (146) e Svizzera (105). Come provare ad arrestare questo trend? Con una manovra sinergica, che comprenda diverse azioni: la sensibilizzazione dell'opinione pubblica, l'immunizzazione degli operatori sanitari e di altri adulti particolarmente a rischio, il miglioramento della pianificazione e della logistica dell'offerta.


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MAGLIA NERA ALL'ITALIA

L'Italia entra dunque nel nuovo anno con la maglia nera, per quelli che sono i dati relativi al 2017. Le segnalazioni sono giunte da tutte le regioni, anche se quasi nove casi su dieci si sono concentrati in sette aree del Paese: Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Veneto e Sicilia. Tra questi, l'88 per cento dei pazienti non non era mai stato vaccinato, mentre il sei per cento aveva ricevuto solo una dose di vaccino. Difficile misurare su questi numeri l'impatto della legge sull'obbligo vaccinale, che ha comunque già fatto registrare i primi benefici negli ultimi mesi del 2017. «L'introduzione dell'obbligo vaccinale sta sortendo gli efetti sperati, dal punto di vista epidemiologico», hanno messo nero su bianco gli scienziati Roberto Burioni, Anna Odone e Carlo Signorelli in una lettera pubblicata sulla rivista Nature. Secondo Burioni «l'obbligo può essere utile, ma non dimentichiamo che è sostanzialmente un fallimento. Il fine ultimo è quello di rendere l'Italia uno di quei Paesi virtuosi dove i genitori vaccinano spontaneamente i figli e dove l'obbligo non serve più». 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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