Dopo un infarto, fare attività fisica aiuta a vivere meglio
Il movimento (150' a settimana) aiuta i pazienti reduci da un infarto a recuperare la salute fisica ed avere una buona qualità della vita
Quanto prima, il trattamento precoce. Ma poi, anche la riabilitazione. Se riconosciuto e trattato in maniera tempestiva, nella maggiore parte dei casi oggi l’infarto del miocardionon comporta la morte di un paziente. Secondo le statistiche riportate nel Programma Nazionale Esiti, oggi nel nostro Paese all’incirca 1 paziente su 10 perde la vita nei trenta giorni successivi al forte «rallentamento» della circolazione sanguigna a livello del cuore. Per tutti gli altri, invece, inizia un periodo di adattamento alla nuova vita che non può prescindere da un programma di riabilitazione. Un aspetto complementare, ma non meno importante, dell’assistenza alle persone colpite da un infarto. Per loro, con un graduale piano di recupero, l’idea di riprendere una vita senza troppi condizionamenti ha maggiori possibilità di diventare realtà.
Sono gli stessi pazienti a descrivere che, grazie all'attività fisica, «ci sentiamo meglio». Tanto sul piano fisico, quanto su quello mentale. Questo è quanto riportato in uno studio coordinato dai ricercatori dell'Università di Leeds e condotto intervistando 4.570 cittadini inglesi colpiti da un infarto tra il 2011 e il 2013. Il reclutamento è avvenuto a partire dai 48 ospedali in cui hanno ricevuto le prime cure. Nel tempo - dopo 1, 6 e 12 mesi - è stato chiesto loro di fornire informazioni circa il percorso di riabilitazione intrapreso, il livello di attività fisica raggiunto e la percezione della qualità della propria vita. Così i ricercatori - come descritto nei risultati preliminari del lavoro, pubblicati sul sito della Società Europea di Cardiologia - hanno potuto constatare i benefici che l'attività fisica è in grado di innescare nei pazienti reduci da un infarto. Tanto sul fisico - lo sport aiuta a tenere sotto controllo la pressione sanguigna, la glicemia e i livelli di colesterolo nel sangue ed è dunque fondamentale praticarlo per la prevenzione secondaria - quanto sulla mente.
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