«Una delle cose più interessanti è dimostrare che con la medicina di genere aumenta la sostenibilità della spesa sanitaria nazionale». Flavia Franconi, docente di farmacologia cellulare e molecolare all'Università di Sassari, esordisce così per presentare il convegno «Gender and life style: from puberty to elderly frailty», in programma a Matera dal 14 al 16 aprile e sostenuto da tre Università: della Basilicata, di Sassari e della Sapienza di Roma. Nel senso che le donne costano meno se curate come donne? «Le donne hanno quasi il doppio di reazioni avverse a quasi tutti i farmaci», è la risposta. «E questi effetti avversi costituiscono un costo in più per la sanità, oltre che un aggravio sulla salute femminile, a volte mortale: le reazioni avverse stanno al quarto-quinto posto come causa di decessi e/o di ospedalizzazione».
DUE, NON UNA FISIOLOGIA
Una disparità impressionante nelle reazioni dei due sessi alle medicine. Come si spiega? «Si spiega col fatto che non conosciamo la fisiologia femminile come la fisiologia maschile. Questa ha alle spalleuesta tutte le esperienze nelle caserme con le visite di leva, finché c’è stata, su numeri enormi di maschi giovani. E in gran parte è questa la fisiologia su cui sono basati e provati i farmaci». Questa è la prima rivendicazione avanzata da quanti sostengono la medicina di genere: che i test sulle terapie vengano fatti su maschi e femmine, non più considerando il corpo di queste ultime una semplice “variante” del modello maschile.







