I programmi contro l’Alzheimer - di cui oggi si celebra la ventitreesima giornata mondiale - sono buoni. Ma i fatti, per il momento, stanno a zero. Il Piano Nazionale Demenze è stato approvato nel 2014 e punta a punta a migliorare le cure e l’assistenza agli anziani e ai loro parenti. L'autonomia delle singole Regioni in materia di spesa sanitaria ha fatto però sì che, finora, soltanto in poche aree i propositi siano stati tradotti in azioni. «Lo Stato non è andato oltre le buone intenzioni - denuncia Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, che attraverso il servizio Pronto Alzheimer fornisce sostegno telefonico, assistenza e orientamento ai malati e ai loro familiari -. Nessun fondo è stato stanziato per supportare i malati. Così molte Regioni, chiamate a tenere i conti in ordine, hanno dato la priorità ad altre esigenze».
L’ALZHEIMER E’ UN’EMERGENZA
Benvenuti nell’Italia che chiude gli occhi davanti ai malati di Alzheimer: pari a poco più di 1,2 milioni, con stime realistiche secondo cui potrebbero diventare più di 2,2 milioni entro il 2050. Il tunnel, per chi ci entra trascinando con sé la famiglia, è senza uscita. L’assistenza langue e nessuna cura risolutiva è dietro l’angolo. Da qui l’etichetta di emergenza di salute pubblica, irrobustita dal ritmo di diffusione della malattia: una nuova diagnosi ogni 3,2 secondi. Finora, però, in pochi hanno guardato negli occhi la realtà. «Lo stigma nei confronti delle demenze esiste ancora e nella società di oggi c’è meno interesse nei confronti di chi soffre», afferma Marco Trabucchi, ordinario di neuropsicofarmacologia all’Università di Roma Tor Vergata. «Il nostro sistema sanitario ha perso l’anima e si finisce per giudicare il nostro operato soltanto in base ai costi, e non ai risultati, il rischio di un tracollo diventa concreto». Aggiunge Antonio Guaita, geriatra e direttore della Fondazione Golgi Cenci per la ricerca sull’invecchiamento cerebrale: «L’intervento sui contesti ambientali è in grado di influenzare le funzioni cognitive di una persona che ha l’Alzheimer. Sentirsi soli è un fattore di rischio per la demenza che purtroppo oggi è più diffuso, perché nelle città si sono ridotte le occasioni di incontro sociale». Così, secondo Trabucchi, «garantire un’indennità di accompagnamento per le famiglie colpite dalla malattia aiuterebbe a sentirsi meno soli, oltre che ad alleggerire il carico per i meno abbienti».







