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Neuroscienze

Parkinson: tutte le differenze fra uomini e donne

Una ricerca italiana: fra donne e uomini cambiano numeri, sintomi e risposte alle cure. Femmine forse protette dagli estrogeni, ma in loro il Parkinson è spesso trascurato

La parità di genere non esiste neppure dinanzi al Parkinson. Uomini e donne ne soffrono in maniera diversa e secondo diverse percentuali. Così come diversa può essere la risposta alle cure. Questa è la realtà che sta emergendo e che va a rafforzare la teoria della “medicina di genere”, che punta a diagnosi, sperimentazioni per i farmaci, terapie tagliati su misura sui due sessi. Il 30 novembre ricorre la Giornata della malattia di Parkinson.

UOMINI PIÙ COLPITI DAL PARKINSON

Sul Journal of Parkinson’s Disease è comparsa una approfondita revisione di lavori precedenti che disegna i tratti fin qui emersi delle differenze tra uomini e donne nel Parkinson,  la seconda più diffusa malattia neurodegenerativa legata all’età, dopo l’Alzheimer. Quella che colpisce il movimento, il controllo dei muscoli, l’equilibrio. E lo fa nel 3 per cento della popolazione dai 65 anni in su e nel 5 per cento di quanti hanno superato gli 85 anni. Esaminando le percentuali, si scopre che gli uomini si ammalano di Parkinson il doppio delle donne, queste ultime però subiscono una più rapida progressione del disturbo e hanno un minore tasso di sopravvivenza. Il dottor Fabio Blandini, direttore scientifico dell’IRCCS Fondazione Mondino di Pavia e una delle firme della ricerca, sottolinea che gli studi più recenti suggeriscono un’influenza del sesso biologico anche sui fattori di rischio e, probabilmente, sui meccanismi molecolari coinvolti nella patogenesi del Parkinson.

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