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Oncologia

Covid-19 e tumore del colon-retto: non rimandare lo screening

Lo screening riduce la mortalità per tumore del colon-retto di quasi un terzo. Ma la recrudescenza della pandemia rischia di fermare gli esami diagnostici

Da solo, non è sufficiente per giungere a una corretta diagnosi. Ma il primo passo di uno screening oncologico non è mai - potenzialmente - alla portata di tutti come lo è nel caso del tumore del colon-retto. Ogni 24 mesi, tra i 50 e i 69 anni, uomini e donne dovrebbero effettuare la ricerca del sangue occulto nelle feci. Si tratta di un’indagine gratuita (a carico del servizio sanitario nazionale), che si effettua a casa e in pochi minuti restituisce (o meno) un indizio della possibile presenza di un polipo intestinale. O, nei casi più gravi, di quello che è un tumore del colon-retto a tutti gli effetti. Step successivo, a fronte di un esame positivo, è la colonscopia, da cui inizia il (vero e proprio) percorso diagnostico. E siccome più la scoperta di una malattia oncologica è tempestiva, maggiori sono le chance di superarla, si capisce perché ritardando la ricerca del sangue occulto nelle feci, chi è già ammalato (e non lo sa) corre il rischio di avere probabilità ridotte di guarire da quello che nel 2020 si confermerà il secondo tumore più diffuso in Italia, dopo quello al seno.

PERCHE' LO SCREENING PER IL TUMORE
DEL COLON-RETTO SALVA LA VITA? 

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