Prevenzione e diagnosi precoce. La battaglia contro i tumori, come ricordato lo scorso 4 febbraio in occasione del World Cancer Day, passa da questi due binari. Con la prima, si può evitare l’insorgenza di un terzo dei nuovi casi di malattia. Con la seconda, si possono accrescere le probabilità di guarigione: com’è già successo a oltre 900mila italiani. Per giocare di anticipo, dunque, una delle principali opportunità è rappresentata dagli screening oncologici offerti dal Servizio sanitario nazionale. Eppure il loro utilizzo continua a essere ancora lontano dai numeri auspicabili, con il consueto gradiente che si incrocia quando si fa una «radiografia» della sanità italiana: quello tra il Sud (più indietro) e il Nord del Paese. Sono ancora troppe le persone che, dal Lazio in giù, avrebbero diritto a un controllo gratuito, ma non lo esercitano. Per inadempienze della macchina organizzativa o per scarsa sensibilità nei confronti di una medicina che può invece salvare la vita.
Screening oncologici: resiste il divario tra il Nord e il Sud del Paese
Cresce il numero di uomini e donne coinvolti nei programmi per la diagnosi precoce dei tumori. Ma al Sud gli screening rimangono a macchia di leopardo

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