Pensare a un futuro dopo la malattia significa anche proteggere la propria fertilità, soprattutto quando le terapie indicate sono potenzialmente sterilizzanti. E non è solo problema femminile: più informati e consapevoli, oggi sempre più pazienti (maschi) optano per la crioconservazione dei gameti, anche in giovane età quando la paternità è un’idea non ancora balenata o non hanno una partner. Come Warren Brewer, giovane inglese che, colpito da una grave forma di tumore cerebrale, ha addirittura disposto che la neomoglie potesse utilizzare il suo sperma crioconservato per una gravidanza anche dopo la sua morte. E mentre in Inghilterra - più liberale in tema di fecondazione assistita - si discute del limite temporale entro cui la donna avrebbe diritto di fare la sua scelta, qui facciamo chiarezza su modalità, scadenze e regole da seguire in Italia per garantirsi una paternità dopo la malattia.
A TUTTE LE ETA’
Sono alcuni trattamenti genotossici, come chemioterapia e radioterapia, a delineare il rischio di sterilità per entrambi i sessi. Neoplasie, alcune malattie autoimmuni e patologie urologiche che richiedono interventi chirurgici potenzialmente lesivi della capacità di eiaculare: questi i casi in cui lo specialista dovrebbe indirizzare il paziente verso la crioconservazione. Senza limiti di età. «Nell’uomo non esiste una fascia di età fertile e si può diventare padre in qualsiasi momento: per questo è consigliata a partire dai 13 anni», spiega Loredana Gandini, responsabile della Banca del Seme del Policlinico Umberto I di Roma, una delle strutture pubbliche per lo stoccaggio di gameti presenti sul suolo italiano. Parlare di fertilità ai pazienti più giovani significa anche riferirsi al futuro. «Oggi l’adesione è massima e ci sono molti ragazzi giovani che comprendono bene l’importanza di avere figli. Funge da supporto psicologico perchè il paziente si trova a fare progetti sulla vita dopo la malattia». Alla conservazione dello sperma ci si affida anche a scopo preventivo: è il caso, ad esempio, di lavoratori a rischio per l’esposizione cronica a contaminanti ambientali.






