Oggi un numero sempre maggiore di giovani sopravvive al cancro rispetto al passato. Ma rispetto ai bambini gli adolescenti e i giovani adulti risultano penalizzati se colpiti dallo stesso tumore. È questo il dato che emerge da uno studio coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, con la collaborazione dei colleghi dell’Università di Torino e dei gruppi di ricerca di oncologi pediatri di Oxford (Gran Bretagna) e Nancy (Francia). Il lavoro è stato pubblicato su The Lancet Oncology.
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ADOLESCENTI ANCORA TROPPO PENALIZZATI
La buona notizia è che il numero di bambini, adolescenti e giovani adulti che sopravvivono per almeno cinque anni dopo la diagnosi è aumentato costantemente nel corso del tempo in Europa.
Il dato complessivo dice che la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi nel periodo 2005-2007 è stata raggiunta dall’82 per cento degli adolescenti e dei giovani adulti colpiti dalla malattia (rispetto al 79 per cento del periodo 1999-2001).
Mentre nei bambini si è passati dal 76 al 79 per cento, confrontando gli stessi bienni. Quella meno lieta riguarda gli adolescenti, le cui prospettive di vita sono inferiori rispetto ai bambini, nello specifico rispetto a otto neoplasie: leucemie linfoidi e mieloidi acute, linfomi di Hodgkin e Non Hodgkin, sarcoma di Ewing, rabdomiosarcoma, osteosarcoma e astrocitoma.
Le differenze, secondo quanto dichiarato dagli autori dello studio, sono dovute «a una serie di fattori: tra cui ritardi nella diagnosi e nella cura, mancanza di linee guida sul trattamento e studi clinici specifici per adolescenti e giovani adulti».
Conta anche la diversa biologia dei tumori. A parità di diagnosi, infatti, un cancro può non essere uguale a un altro e questa differenza risulta più o meno marcata a seconda delle differenza d’età tra i pazienti.







