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Oncologia

Tumore al seno: e se la mammografia sbaglia?

La storia di Tiziana, che scopre un tumore al seno pochi mesi dopo aver fatto la mammografia. I pregi e i limiti dell’esame di screening, i consigli degli esperti

«La mammografia fatta a gennaio, la prima prevista dallo screening, aveva dato esito negativo. Adesso, invece, mi ritrovo convalescente. Il 18 settembre scorso ho subìto una quadrantectomia per asportare un tumore al seno sinistro. In soli sette mesi mi sono ritrovata con un carcinoma lobulare infiltrante di 2.6 per 1.8 centimetri. E dal 9 agosto, giorno in cui ho avuto la conferma della diagnosi, c’è una domanda che mi tormenta: il cancro era già dentro di me quella mattina dell’8 gennaio?». Tiziana Conte, 50 anni, parla senza rancore. È una donna ferita dalla malattia, ma non ce l’ha con gli specialisti della Asl di Taranto: città dov’è nata e risiede. Se ha scelto di raccontare la sua storia attraverso i social network, lo ha fatto con un unico scopo: «Far capire alle donne che la mammografia, da sola, a volte può non essere sufficiente a scovare un tumore al seno». Sulla sua pelle ha scoperto i limiti dell’esame che tutte le Regioni offrono, a cadenza biennale, alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni.

LO SCREENING MAMMOGRAFICO

La sua vicenda offre l’opportunità per parlare della prevenzione secondaria del tumore più frequente nel nostro Paese. In Italia è attivo un programma di screening gratuito - senza pagamento di alcun ticket - per le donne che rientrano nella fascia d’età indicata. La prassi è che ogni Asl invii loro una lettera ogni due anni per invitarle a sottoporsi alla mammografia. In alcune regioni l’offerta è più ampia: si parte dai 45 e si va avanti fino ai 74 anni (con cadenza annuale prima dei 50). Di cosa si tratta? Di una radiografia effettuata comprimendo tra due lastre un seno alla volta. L’esame, per alcune donne più fastidioso, richiede pochi secondi e permette di ottenere immagini in tre dimensioni, a fronte di una minima esposizione ai raggi X. A effettuare la mammografia, in questo caso, è un tecnico di radiologia. Ma a garantire la sicurezza dell’indagine è la lettura (separata) da parte di due radiologi senologi. Se non risulta nulla di sospetto, le donne ricevono una lettera di esito negativo. In caso di immagini dubbie, è la Asl a ricontattarle per ulteriori indagini: una seconda mammografia, un’ecografia o un piccolo prelievo di tessuto mammario. Ricevere questa telefonata non è indicativo di una probabile diagnosi oncologica, ma è utile a fugare ogni dubbio.


TIZIANA E LA SCOPERTA DEL TUMORE AL SENO

Nel caso di Tiziana, la seconda chiamata non è arrivata (esito negativo). Ma lei, nel corso dei mesi, ha continuato a tenere d’occhio le condizioni dei suoi seni. La morte della mamma, avvenuta tre anni fa per una malattia oncologica la cui sede di origine è rimasta sconosciuta, l’ha portata a sviluppare una spiccata sensibilità sul tema. A partire da giugno, nemmeno 150 giorni dopo essersi sottoposta alla mammografia, ha visto il suo seno sinistro modificarsi. «Di fronte allo specchio, era come se vedessi un’ombra in corrispondenza del quadrante inferiore sinistro». Con il passare dei giorni, a Tiziana è venuto in mente il post di una donna inglese che, dopo aver scoperto di avere un tumore, aveva diffuso l’immagine del suo seno su internet. «Andando a ricercarla, ho visto molte analogie con il mio seno». Così, il giorno dopo, si è spogliata, ha inforcato gli occhiali e si è guardata a fondo di fronte allo specchio. Le sensazioni negative si sono consolidate, dopo aver interpellato anche alcune colleghe. «Avevo un buco sulla cute», ricorda la donna, che non ha atteso la fine delle vacanze per prenotare una mammografia in un ambulatorio privato (con la richiesta del medico di base è possibile sottoporsi a un controllo urgente ricorrendo al servizio sanitario nazionale). Lo specialista, insospettito dall’esito e a fronte di un segno molto sospetto (il «dimpling», ovvero la retrazione della cute), è andato più a fondo con un’ecografia. «Quando mi ha chiamato nella sua stanza per comunicarmi l’esito, avevo capito che non ci sarebbero state buone notizie. In quel momento mi è stato spiegato che spesso la mammografia, da sola, non è sufficiente a vedere un tumore». Affermazione vera soprattutto nelle donne che, pur essendo nella fascia d’età dello screening, hanno un seno denso e ricco di tessuto fibroso, in grado di «mascherare» la malattia.

PERCHE' LA MAMMOGRAFIA SALVA LA VITA? 

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