Tumore al seno: la malattia raccontata dagli uomini
La malattia di una donna mette alla prova la solidità di coppia. Il rischio di separarsi aumenta, ma il tumore spesso non fa altro che «accelerare» l'interruzione di rapporti compromessi
Chi pensa che del tumore al senopossano parlare soltanto le donne, sbaglia. Al loro fianco, infatti, spesso ci sono uomini che, sebbene non colpiti dalla malattia, vengono comunque travolti da quello tsunami che è il cancro. Una «catastrofe» che, tra i compagni, può innescare un ampio ventaglio di reazioni. C'è chi esce da questo percorso irrobustito e chi decide di rimettere tutto in discussione: ponendo su questo piano talvolta le stesse storie.
Il viaggio tra chi vive accanto alle donne che affrontano la malattia comincia da Fasano, cittadina che segna il confine tra il Salento e la provincia barese. Ma sopratutto dalla testimonianza di Gianlorenzo, nella foto immortalato assieme a sua moglie e ai suoi tre figli: i gemelli Giacomo e Francesco (7 anni e mezzo) e la più piccola Giorgia (6 anni e mezzo). Francesca, questo il nome della donna, oggi 36 anni, ha scoperto di avere un tumore al seno nel 2013. Ovvero: dopo aver già avuto tre bambini. I ricordi sono vividi, nonostante la vita da quel momento sia cambiata: per sempre, per tutti. «I momenti iniziali furono i più difficili - ricorda il marito, 41 anni, addetto alle vendite in un'azienda agroalimentare -. Per la rabbia e l'impotenza per la scoperta, certo. Ma anche per la difficoltà nel portare avanti una famiglia con tre figli al di sotto dei due anni». Il tumore di Francesca, peraltro, era tra i più aggressivi: nell'arco di pochi mesi si manifestarono pure le metastasi, al fegato e alle ossa. «Scoprirle fu come ricevere una mazzata, più violenta della prima - racconta l'uomo -. Una sera, però, dopo aver parlato a lungo, decidemmo che non sarebbe stato giusto subìre la malattia. Ci sono stati, ci sono e ci saranno i momenti difficili: quelli in cui il dolore prevale sulla salute, lo scoramento sulla fiducia, la paura sulla speranza. Ma per noi, da cinque anni a questa parte, la gioia più grande è svegliarci e guardare il sole». Scenario tutt'altro che atipico in Valle d'Itria, che in questo caso testimonia però «la voglia di mangiarci questo cammino di vita: assieme, fino all'ultimo boccone».