Entro la fine del secolo, il tumore del collo dell'utero potrebbe diventare una voce riportata soltanto nei libri di storia della medicina. Un ricordo del passato, rimosso dalla sinergia tra la vaccinazione contro il papillomavirus (Hpv) e lo screening oncologico. È questo quanto si evince da due studi pubblicati sulla rivista The Lancet da un pool internazionale di ricercatori. La sfida a quello che nei Paesi a basso e medio reddito rappresenta il secondo tumore più diffuso tra le donne può dunque essere vinta, a patto che «ci sia un notevole impegno finanziario e politico su scala internazionale, finalizzato a favorire la prevenzione, la diagnosi precoce ed eventualmente il trattamento», con riferimento alle lesioni precancerose.
Tumore del collo dell'utero: obiettivo quota zero entro il 2100
Aumentare la copertura vaccinale, insistere sullo screening e assicurare (se necessarie) le terapie: così il tumore del collo dell’utero potrebbe scomparire, anche dove è più diffuso
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