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Oncologia

Tumore del pene: per un paziente su 4 cure inadeguate

Il tumore del pene ha pesanti ricadute fisiche e psicologiche per il paziente e per la coppia. L'importanza di gestire la malattia in pochi centri, di eccellenza

I numeri sono bassi: di tumore del pene s'ammala circa un uomo ogni centomila, cinquecento le nuove diagnosi che si registrano ogni anno in Italia. Fortunatamente, viene da dire, perché la malattia è molto dolorosa e ancora accompagnata da un profondo stigma, che si ripercuote interamente sul paziente: non soltanto sul piano psicologico, ma pure sulle chance di sopravvivenza. Il dato medio s'attesta poco oltre il settanta per cento, ma le probabilità possono risultare anche dimezzate se le cure non sono adeguate, cosa che in Europa riguarda ancora un paziente su quattro, come dimostrato in un lavoro presentato al congresso della Società europea di urologia, appena conclusosi a Copenaghen.

CURE INADEGUATE PER UN PAZIENTE SU 4

A vergarlo un pool di ricercatori provenienti da 12 centri italiani, spagnoli, ungheresi, brasiliani e statunitensi. Gli autori hanno analizzato in maniera retrospettiva il tasso di adesione alle linee guida europee per il trattamento del cancro del pene in 425 casi clinici trattati tra il 2010 e il 2016. Dall'indagine è emerso che tre pazienti su quattro sono stati curati in maniera adeguata: in primis con la chirurgia (più o meno demolitiva), che può essere seguita dalla chemio o dalla radioterapia. Ma è da considerare comunque ancora elevato quel caso su quattro per cui non s'è scelto il trattamento più adeguato. Alla base di questa evidenza, secondo gli autori dello studio, tre possibili ragioni: la scarsa preparazione di alcuni urologi nella gestione di un tumore raro (sopratutto nei centri più piccoli) o la riluttanza, loro ma più spesso dei pazienti, nell'affrontare un intervento con forti impatti psicologici sull’uomo e ricadute sulla coppia. «Il nostro lavoro conferma come questa malattia debba essere curata in centri specializzati, con alti volumi di trattamento - afferma Luca Cindolo, responsabile dell'unità operativa di robotica urologica dell'ospedale Santissima Annunziata di Chieti e prima firma della pubblicazione -. La decisione da assumere, soprattutto relativamente alla chirurgia, è molto difficile. Per questo è necessario che prima ci sia una discussione aperta e profonda tra il paziente e l'equipe medica».  

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