Uno su tre: è questa la quota di tumori della prostata di nuova diagnosi che possono essere monitorati con la sorveglianza attiva. L'approccio prevede un calendario standardizzato di controlli - dosaggio dell'antigene prostatico specifico (Psa) ogni tre mesi, visita con palpazione della ghiandola a cadenza semestrale e biopsia prostatica a un anno dalla diagnosi - che evita il ricorso alle terapie radicali: chirurgia e radioterapia. E, di conseguenza, riduce drasticamente l'incidenza degli effetti collaterali connessi a questi: infezioni, incontinenza urinaria, disfunzione erettile. Senza per questo condizionare i tassi di sopravvivenza dei pazienti.
Tumore della prostata: sorveglianza attiva per un paziente su tre
Uno studio condotto dall'Istituto dei Tumori di Milano conferma la sicurezza e l'efficacia della sorveglianza attiva nei pazienti che hanno un cancro alla prostata non aggressivo

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