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Oncologia

Un tumore su 8 nel mondo legato a un’infezione

Nel 2024 circa 2,3 milioni di nuovi casi di cancro sono stati attribuiti ad agenti infettivi. I 5 principali responsabili secondo i nuovi dati IARC

Nel mondo, circa un tumore su otto è legato ad un'infezione. Significa che, dei quasi 20 milioni di nuovi casi di cancro diagnosticati nel 2024, circa 2,3 milioni sono attribuibili a virus, batteri o parassiti capaci di favorire lo sviluppo di una neoplasia. Un numero impressionante, soprattutto perché per molte di queste infezioni esistono già strumenti efficaci di prevenzione o trattamento. A quantificare il fenomeno è una nuova analisi dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), pubblicata su The Lancet Oncology, che ha ricostruito il peso delle infezioni sull'incidenza dei tumori a livello mondiale.

L’INDAGINE

I ricercatori hanno preso in considerazione dodici agenti infettivi riconosciuti come cancerogeni per l'uomo, aggiornando le stime alla luce delle conoscenze scientifiche più recenti. 

Non significa che ogni persona che contrae una di queste infezioni svilupperà un tumore: nella maggior parte dei casi non accade. Alcune infezioni, però, possono persistere nell'organismo e contribuire, attraverso processi biologici diversi, alla trasformazione tumorale delle cellule. Il rischio dipende dall'agente infettivo, dalla durata dell'infezione e da altri fattori individuali e ambientali.

Le principali cause infettive dei tumori nel mondo

Stimati 2,3 milioni di nuovi casi di tumore dovuti a infezioni nel 2024

  • 33%H. pylori (760.000 casi circa)
  • 32,6%HPV (750.000 casi circa)
  • 15,65%Epatite B (360.000 casi circa)
  • 11,3%Epstein-Barr (260.000 casi circa)
  • 6,95%Epatite C (160.000 casi circa)

HELICOBACTER PYLORI E HPV

A guidare la classifica non è un virus, ma un batterio: Helicobacter pylori (nell'immagine sopra), responsabile, secondo le stime, di circa 760.000 nuovi casi di tumore nel 2024. È un microrganismo che può colonizzare lo stomaco e provocare un'infiammazione cronica della mucosa gastrica. Nella maggior parte delle persone l'infezione non evolve in un tumore; in una minoranza, però, può favorire lo sviluppo del carcinoma gastrico e di alcuni linfomi dello stomaco.

Subito dopo viene il papillomavirus umano (HPV), al quale sono attribuiti circa 750.000 casi. La maggior parte riguarda il tumore della cervice uterina, per il quale l'infezione persistente da HPV ad alto rischio è una causa necessaria. Il virus può però contribuire anche allo sviluppo di tumori dell'ano, tumori del pene, tumori della vulva, della vagina e di alcune sedi della testa e del collo, in particolare tumori dell'orofaringe.

LE POSSIBILITÀ DI PREVENZIONE

Insieme, Helicobacter pylori e HPV rappresentano circa due terzi dei tumori attribuibili a infezioni nel mondo. Ma c'è una differenza importante nel modo in cui possiamo contrastarli. Contro l'HPV disponiamo di un vaccino capace di prevenire le infezioni da alcuni dei tipi virali responsabili dei tumori, mentre lo screening cervicale permette di individuare precocemente eventuali alterazioni prima che evolvano in una neoplasia. Per Helicobacter pylori, invece, esistono test diagnostici e trattamenti antibiotici in grado di eliminare l'infezione, riducendo il rischio di tumore gastrico se utilizzati nelle condizioni appropriate.

IL RUOLO DELLE EPATITI

Un ruolo importante è svolto anche dai virus dell'epatite B e C, responsabili rispettivamente di circa 360.000 e 160.000 nuovi casi di tumore. Le infezioni croniche da questi virus possono danneggiare progressivamente il fegato e aumentare il rischio di carcinoma epatocellulare.

Anche in questo caso la prevenzione può fare molto: contro l'epatite B è disponibile un vaccino efficace, mentre per l'epatite C esistono trattamenti antivirali capaci di eliminare l'infezione nella grande maggioranza dei pazienti trattati. La diagnosi e il trattamento delle epatiti croniche sono quindi strumenti importanti anche nella prevenzione oncologica.

IL VIRUS DI EPSTEIN-BARR

Tra i risultati più interessanti della nuova analisi c'è però quello relativo al virus di Epstein-Barr (EBV), un'infezione molto diffusa nella popolazione e conosciuta soprattutto perché può provocare la mononucleosi infettiva. Secondo le nuove stime, EBV è associato a circa 260.000 casi di tumore nel mondo, collocandosi al quarto posto tra gli agenti infettivi considerati, davanti al virus dell'epatite C.

Il dato riflette anche l'evoluzione delle conoscenze scientifiche: oltre alle associazioni già note con il carcinoma del rinofaringe e alcuni linfomi, i ricercatori hanno incluso evidenze più recenti sul contributo di EBV a una quota dei tumori dello stomaco. Per il solo carcinoma gastrico, l'analisi stima circa 78.000 casi attribuibili al virus nel 2024.

È una distinzione importante: EBV è estremamente comune, mentre i tumori che può favorire sono relativamente rari. La presenza dell'infezione, quindi, non deve essere interpretata come un segnale che si svilupperà una neoplasia. A differenza di quanto avviene per HPV ed epatite B, inoltre, non è ancora disponibile un vaccino contro EBV, motivo per cui gli autori sottolineano la necessità di investire nella ricerca di nuovi strumenti preventivi.

IL PESO DELLE INFEZIONI CAMBIA DA UN PAESE ALL'ALTRO

La distribuzione dei tumori attribuibili a infezioni è tutt'altro che uniforme. L'Asia orientale concentra circa 990.000 casi, pari al 42% del totale mondiale, soprattutto per il peso delle infezioni da Helicobacter pylori e virus dell'epatite B.

Nell'Africa subsahariana il quadro è diverso: assumono particolare rilevanza le infezioni da HPV e dal virus associato al sarcoma di Kaposi, il cui impatto è aggravato dalla diffusione dell'HIV. Quest'ultimo può aumentare il rischio di alcune neoplasie anche compromettendo le difese immunitarie dell'organismo.

Le differenze emergono anche osservando la quota di tumori attribuibili a infezioni rispetto a tutte le nuove diagnosi oncologiche. Nell'Africa subsahariana raggiunge il 25%, circa il doppio della media mondiale del 12%. Nell'Asia orientale è pari al 15%, mentre nell'Europa occidentale si attesta intorno al 5%.

Nel complesso, il 77% dei tumori attribuibili a infezioni si concentra nei Paesi a reddito basso e medio, secondo la classificazione della Banca Mondiale. A influenzare queste differenze non è soltanto la diffusione degli agenti infettivi, ma anche la possibilità di prevenirli, diagnosticarli e trattarli tempestivamente.

QUANTI TUMORI SI POTREBBERO EVITARE?

È probabilmente la domanda più importante sollevata dallo studio. Perché sapere che un tumore è attribuibile a un'infezione significa anche riconoscere un possibile punto su cui intervenire prima che la malattia si sviluppi.

Gli strumenti esistono già per molte delle infezioni considerate: vaccinazione contro HPV ed epatite B, diagnosi e trattamento delle epatiti virali e di Helicobacter pylori, prevenzione e cura dell'HIV, screening per individuare le lesioni precancerose associate all'HPV.

Non tutte queste strategie permettono di prevenire ogni caso di tumore attribuibile a un'infezione. La loro efficacia dipende anche da quando vengono applicate, dalla copertura raggiunta e dalle caratteristiche delle popolazioni coinvolte, ma ampliare l'accesso agli interventi già disponibili potrebbe ridurre sensibilmente il numero di persone che sviluppano queste neoplasie.

Lo studio non misura direttamente quanti tumori verrebbero evitati introducendo specifici programmi di prevenzione: i 2,3 milioni di casi rappresentano una stima del peso delle infezioni sull'incidenza oncologica mondiale, non il numero di diagnosi che potrebbero essere eliminate immediatamente.

Il lavoro dell'IARC mostra quanto sia ancora ampio il margine di intervento: da una parte ci sono vaccini, screening e trattamenti che potrebbero raggiungere molte più persone; dall'altra ci sono infezioni, come quella da virus di Epstein-Barr, per le quali servono nuovi strumenti di prevenzione. La sfida non è soltanto svilupparli, ma fare in modo che quelli già disponibili arrivino anche dove oggi sono più difficili da ottenere.

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