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Leucodistrofia dell'adulto: nuovo approccio dall'interferenza a Rna

Ipotizzato un possibile approccio terapeutico per le malattie determinate dalla duplicazione di un gene (come la leucodistrofia). La ricerca sostenuta da Fondazione Umberto Veronesi

Usare una piccola molecola di Rna per «silenziare» uno o più porzioni del genoma difettate e responsabili di malattie genetiche. È questo il meccanismo di azione della cosiddetta interferenza a Rna, scoperta premiata con il Nobel per la Medicina nel 2006 (vinto da Andrew Fire e Craig Mello). Un gruppo di ricercatori italiani, sfruttando questa opportunità, ha per la prima volta testato l'approccio nei confronti della leucodistrofia dell’adulto. «Congelando» una delle tre copia del gene LMNB1, quella in eccesso, gli scienziati sono riusciti a ridurre i livelli della proteina derivante (B1), il cui accumulo è responsabile dell'insorgenza della malattia neurodegenerativa. A condurre lo studio è stata Elisa Giorgio, nel 2017 sostenuta da un grant di Fondazione Umberto Veronesi.

LEUCODISTROFIA: DI COSA SI TRATTA?

La leucodistrofia autosomica dell’adulto è caratterizzata da una perdita della sostanza bianca del sistema nervoso centrale (la mielina) e si manifesta con disturbi del movimento e gravi alterazioni del sistema nervoso autonomo. Si tratta di una malattia rara incurabile - colpisce poche decine di famiglie nel mondo - che si trasmette dal genitore affetto ai figli con una probabilità del 50 per cento. La causa genetica è la presenza di tre copie, anziché le due fisiologiche, del gene per la proteina lamina B1. Questa «abbondanza» si traduce nella sua eccessiva sintesi, seguita dall'accumulo nei neuroni: causa dell'avvio del processo neurodegenerativo. Obiettivo della ricerca - i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Brain - era quello di sviluppare il primo approccio terapeutico alla leucodistrofia autosomica dominante dell’adulto ricorrendo al silenziamento allele-specifico

LE MALATTIE NEURODEGENERATIVE 
POSSONO ESSERE PREVENUTE? 

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